13/11/2019, ANNO 447QE, Narbeleth (10)
Terminata l’esplorazione del sotterraneo senza trovare nulla che possa aiutare nell’inseguimento di Amarth, il gruppo torna sui suoi passi, nuovamente verso Annúminas, per fare un resoconto al lord. In un paio di giorni arrivano in città e sono tempestivamente ricevuti da Aravir, speranzoso di ricevere buone notizie, e da Idril, che ormai sembra aver ripreso le forze. Ascoltata l’esposizione degli eventi avvenuti negli ultimi giorni (che tralascia la violazione colpevole della cripta del nobile), il lord non sembra affatto soddisfatto del fatto che Amarth sia riuscito a sfuggire, ma concorda con il gruppo che le prove raccolte sono una sentenza di condanna irrevocabile per l’esule del sud; allo stesso tempo è soddisfatto poiché la scia di morti ed omicidi dovrebbe per ora essere interrotta, cosa che gli permetterà di riacquistare la fiducia del suo popolo e riporterà lentamente la capitale alla normalità, senza dimenticare di avere un occhio di riguardo per Helgamoth, pesantemente sospettato per essere stato ed essere tutt’ora in combutta con Amarth.
Durante il colloquio, irrompe un messaggero che porta una triste notizia: esploratori alla periferia ovest della regione hanno visto un denso fumo nero levarsi in direzione di Barad Garan, nonché delle fiamme stagliarsi nel cielo nero durante la notte.
Preoccupato per il suo vassallo e per la sicurezza dei suoi possedimenti, Lord Aravir assegna il compito al nuovo giovane capo della guardia Pennic di organizzare un manipolo di 25 uomini scelti e dirigersi verso la rocca; il gruppo e specialmente Morwen con Lutholinnad, preoccupate per i loro amici, senza esitazione suggeriscono di unirsi alla spedizione. La richiesta non può che non essere accolta da Aravir.
Hithiu (11)
La marcia è senza tregua, giorno e notte, con poche ore di riposo; così al tramonto del 3° giorno sono in vista di Barad Garan. Ad un attento sguardo di Zathos, recatosi con circospezione in avanscoperta, il maniero sembrerebbe deserto, poiché nessun suono e nessuna luce provengono dalle mura, mentre il portone di accesso è stato lasciato stranamente semi aperto.

Il Castello, graziato da un acquazzone provvidenziale, non è stato del tutto incenerito ma ha riportato gravi danni strutturali per via delle fiamme. L’impressione che hanno camminando all’interno della rocca ancora fumante è quella di un attacco estremamente efficiente e rapido. Molte persone uccise nei letti o nelle loro stanze, gli armigeri sgozzati sugli spalti, pochissime porte effettivamente sfondate, molti morti con le armi ancora nei foderi. La parte più dura della battaglia deve essersi svolta proprio nel mastio interno, nel cortile. I corpi sono tutti o quasi a difesa della porta che dà sulla scala della torre dove Mardil aveva il suo studio. Davanti alla torre, in cortile, i cadaveri di quattro grossi orchi. Su scudi e armature il marchio del Serpente Nero con 9 stelle. Lutholinnad e Morwen sono affrante nel constatare la morte di tutte le persone a loro care, amici e compagni con cui hanno condiviso anni di gioia, spensieratezza e pace. La forgia di Ruegar semi-distrutta ed i suoi due giovani apprendisti uccisi e mutilati. Anche i corpi di Fhalwe e Throey vengono conteggiati tra i caduti. Non resta che esplorare lo studio del lord, in cima alla torre principale.
Salendo la scala interna della torre, il tanfo di morte e il ronzio delle mosche si fanno quasi intollerabili. La scala stessa, per via dell’immenso calore sprigionato dall’incendio, non è affatto sicura.
Proprio nello studio di Mardil il gruppo riesce con pazienza e spirito di osservazione a ricostruire l’accaduto: ci sono 7 corpi nella stanza. Cinque sono orchi, molto robusti, con molteplici ferite al corpo e alle spalle; gli altri 2 sono difensori della rocca, i corpi carbonizzati dalle fiamme e con molte ferite da taglio. Probabilmente sono prima morti per il combattimento e poi i loro corpi dati alle fiamme.
Riconoscono i corpi di Mardil e Colmund, padre e figlio, morti fianco a fianco per difendere il Castello. Ovviamente il riconoscimento avviene tramite le armi, i vestiti, gli anelli e, grossomodo, la corporatura. Le fiamme hanno reso pressoché irriconoscibili i corpi.
Esaminando molto attentamente lo studio di Mardil (o ciò che ne è rimasto) Aelfwyne nota che qualcosa è stato rimosso dal soffitto. Per l’esattezza, i pannelli di legno che lo ornavano come un “controsoffitto” e che davano lustro ed un aspetto più accogliente alla stanza, sono stati probabilmente divelti e portati via. Morwen associa questa osservazione al ricordo che ha di qualche settimana prima di lasciare Barad Garan alla volta della Contea, quando aveva osservato carpentieri e artigiani lavorare alacremente nello studio di Mardil.

Kelkian, attratto dalla ricca libreria, rovista tra i numerosi tomi, dove un antico e prezioso libro attira il suo sguardo: contiene una storia antica e quasi dimenticata ovvero passaggi ed informazioni sulla forgiatura degli anelli del potere in Ost-in-Edhil (letteralmente fortezza degli Elfi, antica capitale dell’Eregion, fondata dai Noldor durante la Seconda Era) avvenuta tra il 1500 e il 1590 della Seconda Era. Qui Celebrimbor, sotto consiglio e con l’aiuto di Sauron, presentatosi sotto le mentite spoglie di Annatar (S. “Signore dei Doni”) o anche Aulendil (“Servitore di Aule”) e Artano (“Arto-Fabbro”), forgiò gli Anelli del Potere. Il tomo contiene sprazzi di informazioni, con passaggi trascritti in alto elfico e la relativa traduzione al fianco.
Aelfwyne esamina infine la scrivania del lord, messa a soqquadro durante la lotta. In un doppio fondo di un cassetto ci sono due lettere di Mardil, come una specie di corrispondenza inevasa, sigillate con la ceralacca ed il simbolo del lord. Una delle lettere è indirizzata a Morwen, la seconda a un tale Sidhellion (vedi Sessione III).
Morwen rompe il sigillo, leggendo con amarezza e tristezza le ultime parole del suo mecenate; Mardil si rivolge a Morwen e i suoi compagni spiegando di come li abbia tenuti d’occhio a lungo, di come anche Colmund e Langrian abbino parlato bene di loro, ammirandone i progressi sulla via del sapere e tenendone in sempre più alta stima le qualità umane. È una lettera piena di affetto paterno e questo rende Morwen ancora più furiosa per l’accaduto e desiderosa di giustizia.
Decidono poi di aprire la lettera indirizzata a Sidhellion, letta ad alta voce da Morwen:
“Caro Sidhellion, a lungo abbiamo combattuto fianco a fianco per estirpare il male dai nostri territori. Pensavo di trovare la mia fine in una terra pacificata, e congiungermi in serenità con i miei antenati. Mi trovo invece di nuovo a fronteggiare una crescente oscurità che mi rattrista l’animo. Spero che i miei sospetti siano infondati poiché essa è molto vicina al mio cuore. Ti chiedo un incontro presso la tua dimora a trenta giorni dal mio compleanno. Il tuo amico Mardil”.
Lord Mardil
Prima di lasciare lo studio, Kelkian individua grazie alle sue abilità, la splendida lama stretta in pugno di Mardil, ancora intrisa del sangue nerastro degli orchi. All’unanimità il gruppo, con il benestare di Morwen, la affida ad Aelfwyne, con la promessa che possa essere utilizzata per fare giustizia di cotanta strage.
È una spada bastarda (Gordur, S. “Terrore dell’oscurità”) di incantevole fattura numenoreana, forgiata in acciaio di tempi remoti.

Gordur (S. “Terrore dell’oscurità”)
Nel frattempo, la notta è ormai fonda ed il contingente di Annúminas sta allineando i corpi nel piazzale sottostante per approntare una pira funebre, non prima però che Morwen e Lutholinnad abbiano esaminato con attenzione, per un’ultima volta, le vittime di questo scempio inaudito. Con i volti solcati dalle lacrime, ma la forza e la determinazione che finora le ha contraddistinte, le due donne osservano che tra i tanti corpi uno manca all’appello: che Langrian sia riuscito a sfuggire alla carneficina?

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