SESSIONI 7 – 10

Il Mulino dell’Arcanista

25/06/2019 – 20/08/2019, ANNO 447QE, Narbeleth (10)

SESSIONE VII, 25/06/2019

Il gruppo si avvia celermente verso la capitale, scendendo dalle colline della rocca, fino al fondo valle, dove giace il vasto bacino del lago di Vesproscuro. A questo punto deviano verso Est, seguendo la strada battuta che, costeggiando il lago, dirige verso Annúminas. A mezzodì del secondo giorno si imbattono casualmente in un incontro con una persona morente, di cui sentono il rantolare dalla boscaglia al lato della la via: è un uomo delle tribù Dunlandiane (Ordwic), gravemente ferito e in fin di vita a causa dell’alta febbre. Nonostante gli sforzi di Morwen, l’uomo perde la vita: in mano stringe la bozza di una mappa del luogo ed un messaggio che allude alla presenza di una bianca torre. Attirati dal miraggio di ricchezze e dal desiderio di scoperta, tutti decidono di seguire la mappa tracciata fino a giungere ad un vecchio mulino abbandonato, situato sul ciglio di una gola rocciosa. L’edificio, costruito in una posizione alquanto ardimentosa, effettivamente è piccolo mulino con una costruzione adiacente simile ad una piccola torre di circa 15 mt di altezza, torre talmente candida da riflettere il verde degli alberi e l’azzurro del cielo così da nasconderla molto bene.

Il vecchio mulino

La pesante porta di legno dell’ingresso è sprangata, ma facilmente scassinata da Ruegar. Esplorando la costruzione il gruppo si divide per ottimizzare il tempo a disposizione. Quando Fhalwe finalmente raggiunge l’ultimo piano della torre, un vento gelido lo colpisce ed una presenza oscura lo accoglie. Dovranno ora affrontare un nemico temibile, che non appartiene più a questo mondo da secoli.

SESSIONE VIII, 24/07/2019

Lo scontro con lo spettro inizia, con Gand, Ruegar e Fhalwe che ingaggiano battaglia, mentre Lutholinnad tenta con un canto di pace di placare lo spirito. Nessuno mette a segno il colpo decisivo. Fhalwe subisce un duro colpo alla coscia dallo Spettro, mentre Gand il Dunlandiano, dopo aver affondato il colpo con la sua spada lunga, vede la lama dissolversi in polvere fino all’elsa. Pochi istanti dopo Lutholinnad finalmente riesce a placare lo spirito con il suo incantesimo, mentre Ruegar ha l’idea di spalancare il lucernario dell’osservato e far penetrare la luce diurna nella stanza. A quel punto lo spettro si dà rapidamente alla fuga, trovando riparo nei piani inferiori della struttura. Nella stanza Fhalwe trova un piccolo scudo rotondo magico +5 (tot +15 BD) con intagliata sulla superficie l’immagine stilizzata di una testa di drago. Questo permetterà loro di aprire una botola segreta nel laboratorio al piano inferiore; tramite la botola ed una piccola scala eterna alla torre, e dopo aver eluso delle trappole grazie alla magia di Fhalwe, giungono in un secondo studio segreto. Qui trovano dei flaconi con degli infusi non meglio identificati, due tomi ed una piccola statua in legno di un uomo in armatura. La statuetta è corredata con un piccolo oggetto in bronzo di circa 6-7 cm di lunghezza:

 Terminata l’esplorazione della torre, in tardo pomeriggio, con il crepuscolo che avanza, il gruppo si concentra nell’esplorazione dell’edificio principale del mulino. Al piano interrato, dove si trovano gli ingranaggi della ruota del mulino, trovano una porta che si apre su un precario ponte in legno che a sua volta conduce dietro la cascata ad un passaggio nella roccia; nella stanza stessa degli ingranaggi invece Gand nota un curioso bacile in legno, nel quale si riversa acqua corrente e che, nonostante non abbia apparenti fori di uscita, non si riempie mai completamente nonostante sia già colmo fino all’orlo. Si cerca di capire se e cosa nasconda questo insolito lavabo, ma nessuno riesce a giungere ad una conclusione definitiva.

SESSIONE IX, 31/07/2019

Spazientiti, Gand e Ruegar colpiscono la vasca in legno, mandandola in frantumi ed inondando il pavimento di acqua. Il fondo della vasca rivela una botola che conduce ad una stanza segreta al piano inferiore. Aperto il passaggio i PG sono investiti da una familiare aria gelida e pochi istanti dopo lo spettro che era fuggito, li aggredisce nuovamente. Questa volta grazie al canto di pace di Lutholinnad, Gand riesce a sferrare il colpo ferale con la Lama dei Tumuli e lo spirito si dissolve in un turbine nero. Nella stanza sottostante il gruppo trova due forzieri contenenti monete d’oro, gemme, un arco, un pugnale ed un’ascia, tutto di notevole fattura. Tutti trascorrono la notte riposando e recuperando dalle fatiche della giornata, nel mulino che sembra ora sicuro. All’indomani i PG decidono di addentrarsi nella caverna alle spalle della cascata, attraversando il piccolo ponte sospeso in legno. Il primo cunicolo che esplorano si rivela un vicolo cieco, perché ostruito da una frana (Ruegar capisce che in realtà potrebbe essere un passaggio bloccato intenzionalmente con del materiale roccioso). Proseguono poi in un altro passaggio che conduce ad uno slargo: anche qui trovano quello che sembra un laboratorio con strumenti chirurgici, un tavolo e sopra un corpo di un Dúnadan immobile. Il corpo è corredato da uno scudo, dei bracciali, schinieri ed una spada. Il metallo è di un colore lucido, tendente al blu, e le parti dell’armatura manufatte con piccole parti sovrapposte, come delle scaglie.

Gand soppesa la spada, menando qualche fendente nell’aria, quando dei rumori sordi, si percepiscono in lontananza, provenire dal fondo della sala.

SESSIONE X, 20/08/2019

….Kelkian apre gli occhi, c’è buio tutto intorno a lui e la testa è indolenzita. È incappucciato, mani e piedi legati, su un pavimento di roccia, fredda e umida. Gli torna alla memoria un flash back del recente passato: erano settimane che le voci si rincorrevano nel villaggio in cui si eri stabilito, una piccola comunità poche miglia a sud del lago di Vesproscuro. Parlavano di un uomo elegante, accompagnato da un gigantesco lupo bianco, che nelle notti più buie e senza luna, trasportava, con l’aiuto di alcuni scagnozzi, grosse casse in legno all’interno di un tunnel nel sottosuolo. Nonostante la segretezza i suoi movimenti non erano sfuggiti ai raminghi della zona.

La curiosità di Kelkian aveva acceso la scintilla e la speranza di un ricco bottino aveva fatto il resto. Erano così iniziati i suoi preparativi.

Aveva deciso di affidare i suoi passi a qualcuno che conoscesse quei boschi; è così che conobbe Zathos il ramingo. Sembrava affidabile e la sua paga alla portata. Non sapeva ora che fine avesse fatto, né Ordwic, il rozzo Dunlandiano, la spada che aveva assoldato per proteggerlo.

Il cammino era stato semplice fino all’ingresso del tunnel, una giornata di viaggio scarsa, in cui Ordwic aveva fatto da apripista, seguendo la mappa preparata velocemente da Zathos. Il crepuscolo li aveva colti una volta giunti a destinazione.

Il passaggio era ben nascosto tra la folta vegetazione, ma Zathos aveva dimostrato che la sua paga era ben meritata. Pochi passi all’interno e poi qualcosa era andato storto. Forse era meglio aspettare la luce del giorno.

Zathos si risvegliò nella medesima situazione, ma immediatamente scosso da un lancinante dolore al fianco dovuto ad una ferita aperta. Ricordò poi che Ordwic era fuggito al primo sentore di guai come un bisonte ferito, gettandolo a terra e travolgendo anche Kelkian. Non ricordava esattamente cosa fosse successo dopo. Ricorda però distintamente cosa aveva fatto fuggire il dunlandiano: occhi, malvagi e luminosi nel buio del tunnel. La sua paura in fondo era comprensibile… poi un morso, ed infine l’oscurità.

Kelkian e Zathos realizzano di essere a pochi passi di distanza nella medesima cella, così aiutandosi a vicenda slegano le corde e guardandosi intorno capiscono che nella grotta ci sono tre di quelle creature orrificanti che si stanno cibando di resti di cadaveri umani. Disarmati e con la paura di attirare la loro attenzione, Zathos riesce silenziosamente ad allontanarsi con la promessa di tornare ad aiutare l’uomo che lo ha pagato. Pochi passi nel buio, finché inosservato trova un gruppo di 5 avventurieri intenti ad esaminare un corpo disteso su un tavolo in legno.


Mentre Morwen esamina il corpo disteso, Fhalwe trascina delicatamente Lutholinnad qualche passo indietro, dove la caverna curva e scrutandola con occhi tristi, le dice:

“Mia cara sorella, i Valar ed Eru stesso ci parlano di continuo, attraverso la musica, la natura che ci circonda, le stelle ed i sogni” il suo sguardo è cupo, perso nel vuoto, mentre pronuncia queste parole, “Dal momento in cui abbiamo incontrato quello spettro è come se la mia recettività al sussurro degli Ainur sia incredibilmente amplificata: vedo e sogno cose che non vorrei. Queste visioni di distruzione e morte non mi danno tregua. Penserai che sono un codardo, ma devo tornare al Bosco degli Erranti, ora, dalle persone a me care, e proteggerle finché la vita scorrerà nelle mie vene. Ti rivedrò presto, ne sono sicuro. Per favore spiega ai nostri amici che non è per timore, ma per un atto di compassione, che le nostre strade si interrompono. Senza attendere risposta si volta e si dilegua nell’ombra senza voltarsi indietro “.

Fhalwe

Lutholinnad, scossa per l’allontanamento dell’amico fraterno, capisce ed accetta la sua scelta. Ora è molto più preoccupata dell’incessante e sordo battito che sente provenire dal fondo della grotta.


Zathos si palesa al gruppo di avventurieri, che non sembrano essere minacciosi ed anzi potrebbero offrire il loro aiuto. Una volta conosciuti, spiega la situazione in cui Kelkian si trova e che anche loro sono due avventurieri, così insieme si precipitano in suo soccorso, incitati dalla sempre altruistica Morwen, dal buon cuore di Ruegar e dalla curiosità di Lutholinnad. Prima di muoversi Gand rimuove ciò che resta dell’armatura dal corpo inerme, notando che il metallo è fuso con le carni, riesce a recuperare uno scudo, degli schinieri e dei bracciali, mentre Lutholinnad trova un’altra piccola scultura in bronzo stretta tra le mani dell’uomo, molto simile nella forma e dimensioni a quella già in suo possesso.

I Mangiauomini

Procedendo nella grotta, tutti possono ora notare una grande porta in legno rinforzato sulla loro sinistra dal quale proviene l’incessante rumore, che sinistramente, scandisce il passare dei secondi. Non appena il gruppo si palesa all’ingresso della “cella” di Kelkian, i tre mangiauomini attirati da carne fresca si scagliano su di loro senza indugio: Zathos ne fulmina uno con un preciso e mortale colpo di freccia alla testa, Kelkian ne acceca un altro con un magico raggio luminoso scaturito dalla mano, aprendosi la via di fuga, mentre Gand e Ruegar uccidono i due restanti. Purtroppo ricevono tutti ferite profonde e sia Gand che Zathos iniziano a mostrare sintomi di un forte febbre poche ore dopo.

Morwen sospetta una febbre dovuta ad una infezione sconosciuta. Dopo 6 ore di riposo in un piccolo antro, ben difendibile, Gand cessa di respirare, metà del corpo coperto di tessuto necrotico e la ferita putrescente; anche Zathos mostra gli stessi sintomi ma su una superficie di corpo molto minore. Morwen somministra un preparato di Oiolosse (neve eterna) con la speranza di salvare Gand o rallentare il male, almeno finché non giungeranno ad Annúminas.

L’idea di trasportare Gand su un pesante e mal preparato tavolo in legno, usato come lettiga, e trascinato da una corda, non si rivela ahimè molto efficace. Una volta sulla passerella in legno, il tavolo trascinato si blocca tra un asse e l’altro; Lutholinnad torna sui suoi passi cercando di sbloccarlo, ma il peso aggiuntivo causa la rottura delle assi marce. Il tavolo si inclina paurosamente verso il basso ed il corpo di Gand, non assicurato alla lettiga, precipita nel vuoto, per almeno 80 mt, prima di sparire dalla vista. Lutholinnad riesce con un agile balzo a mettersi in salvo, ma il Dunlandiano è precipitato chissà dove e con sé ha trascinato le numerose monete d’oro trovate e la misteriosa spada magica. Mestamente il gruppo torna nella sala di ingresso del mulino, deciso nell’aiutare Zathos, per evitare a lui la stessa sorte di Gand.

In viaggio verso Annúminas

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