Una Passeggiata nel Bosco
08/04/2019 – 05/06/2019, ANNO 447QE, Ivanneth (9)
SESSIONE 2, 08/04/2019
Durante la prima notte trascorsa in terreno aperto, il gruppo viene attaccato da una coppia di Linci dell’Altopiano, ma fortunatamente è allertata per tempo dal sesto senso di Fhalwe. Dopo un lungo scontro una delle due linci viene pesantemente mutilata da un poderoso colpo di ascia di Throey e cade a terra morente, mentre la seconda fugge impaurita, ma solo dopo aver inferto una profonda ferita sulla coscia di Ruegar. Il viaggio riprende all’indomani, ed il gruppo si trova ora ad entrare nella Contea, seguendo strade battute e più frequentate. Arrivati al bivio in cui la strada incrocia la grande Via dell’Est il gruppo decide di dirigersi prima verso Est, in direzione di Crifosso, per incontrare Fortebraccio, decidendo si recarsi solo in un secondo momento a Lungacque. Il paesaggio si estende placido e sereno intorno al gruppo, il quale trova ospitalità per la notte in una piccola stalla, messa cordialmente a disposizione dall’Hobbit Ferdinando, presso Fossobianco. Parlando con lui vengono anche a sapere che il signor Fortebraccio era partito da Fossobianco proprio quella stessa mattina, per tornare a casa (egli era di ritorno da un viaggio di affari a Fossobianco, infatti Fortebraccio ha negoziato l’acquisto all’ingrosso di una varietà di patate, la “Rotondetta di Fossobianco”, che conta di coltivare negli appezzamenti recentemente dissodati ai margini della Vecchia Foresta).

Il gruppo decide così di incamminarsi di buon’ora il giorno seguente per cercare di raggiungere l’Hobbit lungo la via; procedendo a passo spedito, incontrano Fortebraccio e dopo essersi presentati e spiegate le loro intenzioni, di dirigono tutti insieme verso Crifosso, dove il signor Serracinta deve poter sistemare “le sue faccende” prima di potersi recare da lord Mardil. Il viaggio prosegue, ed il gruppo insieme all’Hobbit, attraversano il fiume Brandivino nei pressi di Scorta, utilizzando il traghetto di Buckburgo.
La traversata del fiume ha luogo senza problemi, ma gli avventurieri scorgono ben presto un gruppo abbastanza nutrito di Hobbit sulle banchine di Villa Brandy; sembrano attendere il traghetto, e lanciano grida non appena scorgono Fortebraccio. Costui è sorpreso di vedere gran parte della sua famiglia raccolta sul pontile, tanto più che Crifosso, il suo villaggio, non si trova sulla sponda del Brandivino. I parenti di Fortebraccio cominciano a dare segni d’impazienza. Uno dei suoi figli finisce per interrompere Fortebraccio ed annuncia: “Milone è scomparso da più di un giorno”. Fortebraccio sembra costernato; tutta la famiglia Serracinta prende allora la parola in una logorrea collettiva molto ingarbugliata e spesso contraddittoria. Ne esce che Milone dev’essere il figlio più giovane di Fortebraccio, e che il giorno precedente, per una ragione poco chiara, ha litigato coi suoi fratelli Rorimac e Sadoc, nonché coi loro cugini Hamson e Tolman (Tom) Cotton. Fortebraccio invita il gruppo a recarsi con lui a Crifosso, perché vuole capire dove si sia cacciato suo figlio.
SESSIONE 3, 07/05/2019

Il gruppo si dirige verso Crifosso, e dopo circa un’ora di cammino arriva e viene ospitato dalla famiglia Serracinta. Nell’accogliente salotto di casa Serracinta, i fratelli di Milone spiegano che il giorno precedente, per una ragione poco chiara, egli ha litigato con loro (Rorimac e Sadoc), nonché coi cugini Hamson e Tolman (Tom) Cotton, mentre fumavano dell’erba pipa nella piazza del villaggio. Dopodiché, Milone sarebbe corso via offeso. Il gruppo, indagando meglio sulle circostanze dell’evento, chiede alla vicina May Boffin se abbia visto il giovane Hobbit e questa conferma di averlo visto correre verso la Vecchia Foresta, portando con sé solo un piccolo spuntino avvolto in un gran fazzoletto a quadri bianco e rosso. Milone viene descritto dal padre come il piccolo, ultimo giovane figlio della famiglia: un Hobbit sognatore e sbadato, proprio per nulla sveglio. Nella sua infanzia, si era già smarrito nella Vecchia Foresta andando a far legna, ma la sua avventura durò solo qualche ora. All’epoca, fu una piccola truppa di cavalieri ad averlo cercato e trovato. Il giovane Hobbit sostenne anche di aver scoperto una vecchia cantina di vino in una zona oscura della foresta. Tutti si presero gioco di lui, ma Milone si ostinò; la “Cantina di Milone” divenne così il soggetto di ricorrenti prese in giro sul suo conto, ed il giovane Hobbit spesso si offendeva quando la sua storia veniva derisa. Alla luce di questo, il gruppo decide che all’indomani di buona mattina partirà alla volta della Vecchia Foresta in cerca di Milone. In tarda sera il gruppo viene anche raggiunto dall’Elfa Sindar di nome Lutholinnad, cara e vecchia amica di Fhalwe, messasi sulle tracce del suo amico giorni addietro.
L’antica siepe di Frattalta, un impenetrabile muro vegetale di circa 6 metri, separa la foresta dalla contea. Una volta attraversata il gruppo percepisce come sia opprimente il limitare della Foresta: gli alberi sono vecchi, nodosi, silenziosi, ed emanano dalla loro ispida mole un’aura vagamente ostile. Appena entrati nel bosco, i personaggi sono colpiti dalla spessa penombra che vi regna, dai tronchi e dalle cortecce decrepiti, dall’atmosfera soffocante, dal senso di vigilanza diffusa che si avverte nelle zone più oscure … Fhalwe ritrovare con abilità di tanto in tanto alcune tracce del passaggio di Milone: impronte in un pantano e delle incisioni nei tronchi per ricordarsi il cammino del ritorno. Allo stesso tempo si percepiscono segnali inquietanti della malevolenza della Foresta: mano a mano che si inoltrano sono consapevoli dell’ambiente sempre più oppressivo che li circonda: silenzio pesante; rumori furtivi tra i rami; rovi impigliati nei vestiti; pietre muscose segnate da vecchi simboli erosi; ossa di selvaggina di grossa taglia mezze sprofondate tra le radici dei vecchi alberi; crudeli borbottii mischiati al canto freddo dei ruscelli; banchi di nebbia improvvisi. Il gruppo si imbatte nei resti di un bivacco recente disseminato di lordure, escrementi, ossa rosicchiate, che sembra fosse stato presidiato da un numero imprecisato di uomini. Da qui in poi le tracce dell’Hobbit sono perse. Proseguendo nel folto della foresta le abilità dell’elfo permettono al gruppo di prepararsi all’attacco di un enorme cinghiale: dopo aver sentito per un momento degli scricchiolii e il rumore di fronde scosse, si trovano davanti a un vecchio cinghiale coperto di cicatrici e molto aggressivo…dopo la poderosa carica che fortunatamente ferisce solo di striscio Fhalwe, lo scontro è breve e la bestia è sopraffatta ancora una volta dalle capacità guerriere di Throey e Ruegar. Nessuno rimane seriamente ferito nella lotta. Con l’approssimarsi della sera e dalla prospettiva della prima notte da trascorrere nella foresta, il gruppo decide di proseguire senza sosta: ipotizza che un gruppo di uomini possa aver rapito l’Hobbit, così segue instancabilmente le tracce trovate al primo bivacco, che proseguono nel cuore del bosco. Dopo circa una mezz’ora di cammino Fhalwe individua sulla sua destra una lontana fonte di luce; decidendo di capirne la sua sorgente, si addentra da solo con fare circospetto. È così che si imbatte in un gruppo di tre Silvani, Sidhellion ed i suoi due compagni Findal e Tinmereth, che si dimostrano di una simpatia proporzionale alla cortesia del gruppo. Durante la conversazione essi rendono noto che Milone Serracinta ha trascorso le ore di mezzodì in loro compagna, e poi si è allontanato per la sua strada. I tre spiegano di provenire da Gran Burrone (Rivendell), e stanno pattugliando la Vecchia Foresta da ormai circa 3 mesi sotto ordine dei due reggenti, figli di Elrond, i gemelli Elladan e Elrohir. La gente parla infatti di strani movimenti e avvistamenti di creature da secoli rimaste nell’ombra, come orchetti, orchi e persino uruk-hai nella zona. È così che il gruppo, in compagnia dei tre elfi, si appresta a trascorrere la notte.

SESSIONE 4, 28/05/2019
Trascorsa la notte e salutati gli elfi, gli avventurieri si rimettono sulle tracce dell’Hobbit. Dopo qualche ora giungono in una insolita radura, oppressa da una languida bruma e dominata da un antico ed enorme Ontano. Ai margini della radura scorgono due briganti intenti a torturare e malmenare il giovane Milone.

Il gruppo si getta coraggiosamente ed avventatamente in suo soccorso, per poi accorgersi che i briganti sono in realtà 5 individui molto agguerriti e ben armati. Lo scontro è sin da subito cruento: Fhalwe viene messo fuori combattimento da un forte colpo di spada sferrato inaspettatamente alle spalle, l’elfo si trascina così fuori dallo scontro, mentre Ruegar corre in suo soccorso. Throey dall’altra parte della radura falcia il primo uomo con facilità e si appresta a mietere la sua prossima vittima. Lutholinnad e Morwen assistono allo scontro, pronte ad intervenire per soccorrere i loro compagni. Il capo dei banditi Boemund, si tiene per ora lontano dalla mischia con la speranza che i suoi uomini abbiano la meglio. Ruegar con il suo martello spezza le gambe ad uno sgherro mettendolo praticamente fuori combattimento, ma esce a sua volta dallo scontro con una ferita ed una copiosa perdita di sangue. Un rapido colpo di spada cala invece sulla testa di Throey, danneggiando gravemente il suo occhio e stordendolo; il nano può ora solo cercare di resistere e parare i colpi, mentre la sua vista è oscurata dal sangue che imbratta il viso e l’unico occhio rimasto. Morwen presta aiuto a Fhalwe, stabilizzando la sua ferita alla schiena; Lutholinnad con un gesto tra l’eroico ed il folle, si getta in battaglia armata della sua spada corta, sperando di aiutare Throey, che ora viene ingaggiato da Boemund stesso, nella speranza di mettere fine allo scontro. La situazione è tragica e sembra volgere al peggio. Un arciere ai margini della radura scaglia indisturbato frecce sul gruppo, così Ruegar corre verso di lui ed anche stavolta il suo martello ha ragione del nemico, riempendo l’aria con il sordo rumore di ossa spezzate.
Throey para disperatamente i colpi di Boemund che si abbattono uno dopo l’altro, cercando di aiutare Lutholinnad a trovare un varco nella difesa del guerriero. L’Elfa dimostra purtroppo la sua inesperienza negli scontri armati, e la sua spada colpisce debolmente e senza decisione. Milone, ripresosi dallo shock, prende un pugnale da uno degli sgherri a terra, ed aiuta Ruegar finendo con un fendente dietro la schiena l’arciere. Fhalwe e Morwen provano ad aiutare scagliando le loro frecce da fuori la mischia, ma senza sortire effetti. Ora Boemund, ritrovatosi solo e circondato, si arrende ed affida la sua vita alla clemenza dei soccorritori. Viene legato ed interrogato, ma non rivela nulla. Il gruppo capisce che sarà fedele alla sua parola ed è pronto ad accettare la morte e portare il suo segreto con sé. Sembra molto impaurito dalle conseguenze che potrebbe subire se dovesse rivelare alcunché. Milone invece spiega di essere stato catturato mentre si dirigeva verso la sua “cantina dei vini” e che gli sgherri volevano “imprimergli” nella mente il messaggio scritto in una lettera portata da Boemund. Senza capirne il motivo, questo è il messaggio che il gruppo legge sulla lettera sottratta:
“Ʞ” (rh)
“Sono a conoscenza della presenza degli Ucorni neri della Vecchia Foresta, e desidero tentare di convertirmi alla mia causa: se gli Ucorni neri estenderanno l’influsso della Vecchia Foresta verso nord e taglieranno la strada dell’est tra la Contea ed il Villaggio di Brea, io mi impegnerò a rispettare l’inviolabilità dei boschi, oltre che a lasciare qualche prigioniero all’appetito degli alberi …” La lettera porta come sigillo una lettera in Cirth/Angerthas “Ʞ” (rh).

Mentre il gruppo decide sulla prossima mossa, delle radici avvolgono il corpo a terra di Boemund, che viene sottratto da Ruegar e messo al sicuro su una grossa roccia; Morwen, Fhalwe e Lutholinnad sono vittime della malia del Vecchio Ontano nel centro della radura ed iniziano a camminare verso di lui, ma per loro fortuna Ruegar, Throey e Milone riescono a trattenerli ed allontanarli da quel posto permeato di malvagità. Una volta tornati in sé, i tre non ricorderanno nulla, se non una sensazione di pace e tranquillità che li attirava verso l’antico albero.
Ora che tutti sono al sicuro, il gruppo si prepara a decidere su come proseguire.
SESSIONE 5, 05/06/2019
Senza indugiare oltre, la decisione unanime è quella di uscire dalla Vecchia Foresta il più velocemente possibile, quindi con una marcia forzata che si protrae per il resto della giornata e parte della notte, il gruppo giunge nuovamente a Crifosso, dopo avere per poco rischiato di imbattersi in quello che sembrava un nido di grossi ragni predatori.
Fortebraccio e la sua famiglia, sorpresi nel sonno dalla bella notizia, accolgono il figliolo e gli avventurieri nella loro dimora dimora. La felicità è tangibile, anche se purtroppo un velo di disperazione cala sul volto dell’Hobbit quando vede la grave ferita che Throey ha dovuto subire a causa delle intemperanze del figlio. Fortebraccio cerca di sdebitarsi con tutto ciò che possiede e che abbia un valore, donando quindi al gruppo delle monete in argento, una reliquia dei tempi che furono ovvero una Lama dei Tumuli ed infine una candela che lui definisce “della luce vera”…
All’indomani il gruppo insieme a Fortebraccio si mettono come d’accordo in viaggio per Barad Garan, dovendo però fare tappa a Lungacque per incontrare il mercante Jofur. Lungo la strada, avvicinandosi al ponte di Arconinpietra che gli permetterà di attraversare il fiume Brandivino, scorgono oltre al numeroso traffico di mercanti e carovane che percorrono la grande via dell’Est un insolito capannello di piccoli Hobbit e persone che, preoccupati si affacciano verso il fiume oppure ispezionano le acque dagli argini. Lo Sceriffo del ponte di Arcoinpietra e le genti di Buckburgo hanno scoperto qualche relitto portato dalla corrente: frantumi di alberi navali, fasciame strappato, tonnellate di legno errante, reti …A Buckburgo, si sospetta un naufragio avvenuto qualche miglio più a nord lungo il fiume. Nonostante il clima di preoccupazione generale, il gruppo decide di ignorare l’evento e prosegue il suo cammino. Senza ulteriori soste raggiunge Lungacque, due giorni dopo la partenza da Crifosso e dopo aver atteso per quattro giorni nella accogliente Locanda del Drago Verde, finalmente incontra Jofur. Prendendo le dovute precauzione il mercante conduce il solo Ruegar fuori dal villaggio, nel suo piccolo accampamento personale fatto di carri e tende, all’interno delle quali avviene la consegna: una grossa cassa cela il prezioso carico. Il nano, soddisfatto, la prende in custodia e si accinge a tornare alla locanda. Sbrigato così il secondo ed ultimo compito assegnatogli da Colmund, i cinque insieme al Serracinta, si incamminano nuovamente verso la rocca del Lord.


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