SESSIONE 28

14/01/2020, ANNO 447QE, Hithiu (11)

Passato lo sgomento per essere incappati nell’astuta trappola dei troll, Morwen presta un primo soccorso a Zathos e poi con gli altri si addentra nelle profondità della tana, scovando l’ultimo troll (Prug) e uccidendola cruentemente. Il bottino recuperato va oltre ogni immaginazione, probabilmente questa famiglia di troll infestava la zona da anni ed ha assalito numerosi avventurieri, mercanti o semplici malcapitati. Vi sono centinaia di monete di diversi tipi per un valore complessivo di circa 400 MO, oggetti preziosi, ninnoli, un inestimabile mantello elfico di cui Lutholinnad ha sentito parlare ed una strana versa in legno su cui è inciso il nome “Terieth” e un ingente cumulo di cianfrusaglie inutili, vecchie e malandate. Il gruppo trascorre la notte nella tana e Zathos recupera incredibilmente in poche ore di sonno dalla brutta fattura, grazie ad un infuso di erbe che Morwen teneva gelosamente custodito nel suo zaino; prima di lasciare definitivamente il covo, il ranger sottrae uno dei quattro cuccioli di lupo grigio per prendersene cura (che decide di chiamare Grommash), mentre gli altri liberano il resto degli animali, destinati altrimenti a morte certa.

Il piccolo Grommash

Riprendendo la marcia verso ovest, dopo circa un’ora di viaggio, sono in prossimità di un villaggio situato al di là del fiume. Purtroppo il ponte che congiunge la strada all’altra sponda è incompleto o forse è crollato, ma sul greto del fiume un piccolo Hobbit, traghetta i viaggiatori ed i locali avanti ed indietro sulla sua zattera. Trasporta così, poco per volta, il gruppo dall’altra parte e gentilmente li informa che sono giunti nel villaggio di Acquaquieta: poche piccole case hobbit fatte in legno, attorno alla piazza centrale dove si svolge un colorito mercato, tutto immerso in un fitto bosco che fa da cornice a questo idilliaco agglomerato. Zathos prova ad avere qualche informazione dai locali, che sono però intimoriti dal suo approccio diretto e sbrigativo. Non riescono ad avere molte informazione, ma nonostante ciò acquistano a buon prezzo un carro coperto, una mappa della regione circostante e delle provviste per il proseguo del viaggio. Zathos che non vuole accettare il rifiuto e la diffidenza degli hobbit, individua tra la gente intenta negli acquisti un uomo interessante che spicca per altezza rispetto ai piccoli hobbit e sicuramente per eccentricità. L’uomo si rivela da subito molto loquace ed interessato alle storie avventurose di questo gruppo pittoresco di commercianti. Cezar Valeborn invita tutti presso la sua dimora per scambiare qualche parola con i suoi nuovi curiosi ospiti.

Cezar Valeborn

Lungo il percorso che separa il centro di Acquaquieta dalla sua modesta abitazione, Cezar rivela di essere un archeologo nativo di Emmettin. Si dichiara amante delle tradizioni antiche ed avido studioso di fenomeni paranormali e dell’occulto; è giunto in questo villaggio per studiare una insolita malattia che sta affliggendo la comunità locale, una malattia che rapidamente causa la perdita del colore della pelle del soggetto colpito. Ed in effetti questo è ciò che Kelkian e Morwen hanno notato da subito all’arrivo nel villaggio, ovvero molti degli Hobbit non presentavano quel bel sano aspetto, colorito e pieno di vita, tipico della loro razza, ma piuttosto dei visi smorti e pallidi, segnati da profonde occhiaie. Cezar ha teorizzato, nei mesi che ha trascorso qui, che la piaga è dovuta ad una stella che è caduta dal cielo e si è abbattuta nelle vicinanze, creando sulle sponde del fiume un grande cratere ed un’insenatura di acqua turbinante. Ora è completamente assorto nello studio delle rocce e sarebbe ben felice se il gruppo potesse rimanere qualche mese con lui per aiutarlo nella sua ricerca. Come se ciò non bastasse, voci si rincorrono tra gli hobbit superstiziosi sul fatto che il nano ed architetto che stava lavorando alla costruzione del ponte, Gladio Barbaintrecciata, sia scomparso con tutti i suoi artigiani al seguito ed ora il suo spettro infesti il ponte spezzato. Che il Grande Verde, il bosco circostante, stia marcendo in un ammasso putrescente di vegetazione ed i suoi animali stiano morendo non è invece più un mistero.

La conversazione è piacevole, il tempo corre via veloce e lo studioso sembra prono a disquisire con i suoi interlocutori, che ne approfittano per avere qualche notizia in più sulla loro prossima meta, Emmettin, dove Cezar confessa di recarsi una volta al mese per rifornirsi di materiali necessari alle sue ricerche. Il suo racconto di Emmettin è altrettanto pittoresco e avvolto da una densa nube di mistero, mito e superstizioni: ciò che invece è indubbiamente reale è che purtroppo, negli ultimi tempi, si sono verificati dei misteriosi quanto continui naufragi delle barche più grosse dirette al porto, tanto da minarne la già debole economia. Ma Emmettin non è sempre stata così, poiché c’è stato un tempo in cui era un florido e ricco villaggio portuale sulle rive del fiume Lhûn.

Circa cento anni prima Ar-Yacon, un numenoreano dall’oscuro passato giunse sulle coste del fiume Lhûn e si insediò su di un colle sul promontorio vicino al villaggio di pescatori di Emmettin, sul versante occidentale della baia. Essi si presentò agli abitanti del villaggio come una sorte di santone, di asceta venuto dal sud con grandi poteri di comunicazione con le divinità marine. In cambio della loro fede, i pescatori avrebbero avuto sempre il favore delle correnti e le reti piene di pesci. E così avvenne. Sembrava impossibile agli occhi di quei pescatori, che con semplici preghiere le correnti mutassero al volere del santone, e che giganteschi branchi di pesci finissero nelle loro reti. Nel giro di pochi mesi, tutti i villaggi della costa divennero suoi fedeli. L’economia di Emmettin crebbe a dismisura e i commerci erano così floridi da poter competer con la vicina città portuale di Caras Celairnen. Sul promontorio Ar-Yacon aveva collocato la sua dimora, facendo ristrutturare l’antico maniero della Rocca di Guardiafiume. Tutto questo benessere terminò improvvisamente circa cinquanta anni fa con la scomparsa del santone, così come era cominciato. In questi cinquant’anni, gli abitanti del villaggio avevano pianto molto la presunta morte di Ar-Yacon: con la sua scomparsa avevano perso il favore delle correnti ed il pescato era ritornato ad essere assai carente. A questo si aggiungono poi i recenti e numerosi naufragi che avvengono nei pressi della baia di Emmettin: questi misteriosi naufragi, però, sembrano colpire solo imbarcazioni di grossa stazza e risparmiare le piccole barche dei pescatori. Nel giro di qualche mese tutte le imbarcazioni di grossa stazza partite da Emmettin o dirette al suo porto sono affondate. Nemmeno la scorta di navi mercenarie riesce ad arginare gli insoliti naufragi e tutti i mercanti stanno cercando rotte alternative. L’economia del villaggio è sull’orlo del collasso.

Negli scorsi due o tre mesi una banda di mercenari poco raccomandabili si è insediata nella Rocca di Guardiafiume: stringendo qualche tipo di accordo probabilmente di natura economia con i pochi accoliti rimasti del culto di Ar-Yacon, si sono stabiliti nella sua antica dimora, ed ora offrono i loro servigi ai marittimi ed ai mercanti locali per far fronte ai naufragi che affliggono queste acque. Anche se mal visti dai locali, sono malgrado questo accettati, con la speranza che possano portare del sollievo ad un commercio ormai allo stremo.

Il gruppo ascolta con interesse le rivelazioni di Cezar, che a sua volta tenta di carpire qualche informazione interessante dal gruppo, che purtroppo per lui si rivela dapprima molto riservato sugli affari che stanno sbrigando. Cezar comprende che questo insolito gruppo di “mercanti” ha degli affari urgenti da sbrigare ad Emmettin e che non si fermeranno ad Acquaquieta più del necessario, così si offre di unirsi a loro, attirato dalla possibilità di insolite scoperte ed affascinanti avventure che possano premettergli di espandere le sue conoscenze. Non chiede molto in cambio, semplicemente la possibilità di avere accesso a tutte le nozioni e materiale che potrebbero accrescere il suo sapere e saziare la sua vorace ed innata curiosità. L’uomo viene dapprima respinto gentilmente ma con decisione da Lutholinnad, ma pochi minuti dopo essersi congedai dalla sua casa, a mente fredda il gruppo si ricrede, valutando che l’aiuto di Valeborn e le sue conoscenze potrebbero tornare utili in questo viaggio pieno di incognite. Cezar non bada molto al ripensamento repentino e non sta in sé per la gioia e l’eccitazione, ancora più intrigato dopo che il gruppo di avventurieri gli racconta le peripezie che da Annúminas li hanno condotti fin qui, il serpente del sogno, l’inseguimento di Amarth (Ancalimon), lo scontro con i troll e molto altro…. I preparativi sono in corso e Cezar, raccolte le sue poche cose in uno zaino da viaggio, si improvvisa cartografo e con maestria prepara una piccola mappa del suo villaggio natale, sicuro che potrà tornare utile ai suoi nuovi amici e compagni di ricerca.

Emmettin
Il viaggio da Annúminas ad Acquaquieta

Conosco la metà di voi solo a metà e nutro per meno della metà di voi metà dell’affetto che meritate.

Bilbo Baggins

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