12/02/2020, ANNO 447QE, Girthron (12)
Il viaggio non offre grandi momenti di emozione: le acque del golfo di Lhûn sono perlopiù calme e i primi venti invernali, freddi e tesi, spingono il galeone verso la sua destinazione ignota. Zathos familiarizza con l’equipaggio ed il capitano Khabeeb, venendo a conoscenza del fatto che sono diretti verso un’isola non segnata in alcuna mappa nautica, che si trova a poche ore di navigazione all’uscita del golfo, nel grande mare. Lui ed il suo equipaggio, si dirigeranno nuovamente a sud una volta scaricati i rifornimenti ed i loro passeggeri. Un secondo galeone, il Tumlaar, quello con qui è arrivato Maracar, si occuperà di portarli indietro. Morwen si prende cura di Zang, aiutandolo a recuperare dalle brutte ferite, e grazie alla sua gentilezza a ringraziarsi la riconoscenza del poderoso guerriero Haradrim. Lutholinnad rende con i suoi canti la navigazione meno noiosa e cerca di apprendere usi e costumi di questi marinai del profondo sud, imparandone i modi e la lingua. Anche Aelfwyne è decisamente interessato alle loro arti marinaresche, sa bene che nella Terra di Mezzo pochi possono vantare la loro abilità in mare e non perde un attimo per rubare con gli occhi dalla loro maestria.
Nonostante tutto Zathos irrequieto, si sente in trappola, su una nave carica di potenziali nemici che lo sta portando forse verso un vicolo cieco, in braccio al loro nemico giurato, e senza alcuna possibilità di fuga. Per questo cerca di escogitare un qualsiasi piano gli possa permettere di prendere il controllo del galeone, ma qualsiasi idea di rivela irrealizzabile dato l’alto numero di guerrieri haradrim che il gruppo dovrebbe affrontare e le numerose incognite sulla riuscita di qualsiasi tipo di “attacco”. Pensa allora di instillare il dubbio nella bella Urshnora, parlandole e persuadendola che forse Maracar non risparmierà lei dalla stessa terribile sorte che è toccata ad altri prima di lei, una volta che le sue abilità non gli saranno più indispensabili. Urshnora, che rivela di aver intrapreso questo viaggio per pura ambizione personale e per la sua bramosia di grandezza, capisce che in Zathos ed i suoi compagni potrebbe trovare un alleato nel caso Maracar si rivelasse un uomo tanto infimo e malvagio, ma per il momento non ha alcuna intenzione di muovere dei passi avventati, quindi seccamente rifiuta l’offerta di ammutinamento di Zathos, decidendo di seguire il suo “mentore” fino a che colui manterrà la parola ed ignara del fatto che forse fu lui la causa della strage di Barad Garan.
La mattina dell’ottavo giorno di navigazione, sotto un cielo plumbeo ed un vento teso, il galeone getta l’ancora a poche centinaia di metri dalla costa: è una piccola isola con una vegetazione lussureggiante, le cui coste sono rocciose e nere come la notte. È un gioiello, piccola ed accogliente. Regna la pace e non si intravedono costruzioni o segni di civiltà, fatta eccezione per un paio di tende piantate sulla spiaggia sassosa ed un focolare ormai abbandonato a sé stesso. Khabeeb sbarca con due scialuppe i suoi passeggeri e i rifornimenti. Nessun segno di vita recente nel piccolo accampamento, ma Zathos intravede presto delle tracce che si dirigono verso il folto del bosco ed un sentiero che sale verso la parte centrale dell’isolotto. Decidono insieme di seguire l’aspro sentiero che parte dalla caletta dove il gruppo ha visto le tende. La colonna è guidata da Zang, che a grandi passi ed ignorando la fatica, sale senza sosta lungo il pendio. Lungo di esso, gli alberi crescono spontaneamente ordinati e per il gruppo questo è assai notevole. Ammanta il bosco un’aura pacifica e contemplativa, come se una presenza benigna vegliasse su di essa. Dopo due ore di salita, il gruppo giunge ad una spianata dove altre due tende sono state montate e una siepe alta circa 5 metri chiude la vista nella parte opposta della radura. Morwen, Lutholinnad ad Aelfwyne si attardano nella difficile salita, forse intenzionalmente, lasciano che il momento del fatidico incontro possa avvenire il più tardi possibile….

Due haradrim accolgono Urshnora e Zang, dapprima allarmati, vengono poi tranquillizzati sulla presenza di Kelkian, Zathos e Cezar, unitisi a loro per aiutare il loro signore nella “ricerca”, ignari ovviamente della loro vera identità o dello scopo ultimo che li ha condotti fin lì. È così che finalmente esce dalla tenda e si presenta a loro Maracar: un cavaliere alto e fosco, l’armatura è una imponente mezza piastra in acciaio e l’elmo ornato da due corna e un lungo crine bianco che scende lungo la schiena. La sua identità, ignorata persino da Zang ed Urshnora, è celata dall’elmo. È sicuro di sé, concentrato sulla sua missione ed i suoi modi sono gentili, persino amichevoli, ma sembra avere fretta di capire come attraversare il labirinto che si trova al di là della siepe, nel quale ha giù perso due dei suoi uomini. La sua tosse persistente, incessante, unita alla voce rauca potrebbe far sospettare che una salute cagionevole si celi dietro una invincibile apparenza. Invita senza troppi indugi Kelkian ed Urshnora a seguirlo all’ingresso del labirinto, mentre Zathos aiuterà gli haradrim a sistemare il campo, recuperando le scorte e le tende rimaste sulla spiaggia.
Pochi passi ed i tre sono sulla soglia del dedalo di arbusti. Una scritta in linguaggio Sindarin, che Maracar non è ancora riuscito a decifrare, è incisa su una lastra di pietra all’ingresso. La scritta è scolorita e danneggiata, ma Kelkian riesce a leggerla e tradurla per gli altri due, e dice:

Il mezzelfo è confuso, non ha molta idea su come questo possa aiutarli ad attraversare il labirinto. Maracar si ritira dunque nella sua tenda ancora più spazientito, mentre Urshnora fa capire a l’incolpevole mago che la pazienza del suo mentore potrebbe presto essere messa a dura prova da ulteriori fallimenti.
Morwen e Lutholinnad, che insieme ad Aelfwyne si erano attardate rispetto al resto del gruppo nella salita (per precauzione), non hanno lasciato tracce e sembrano essersi incredibilmente perse lungo la via… Urshnora invita Zathos ad andarle a cercare poiché la notta è calata repentinamente e non è sicuro che i tre si aggirino così imprudentemente tra i boschi senza alcun tipo di protezione.
