18/02/2020, ANNO 447QE, Girthron (12)
Zathos, tornando sul sentiero a ritroso in cerca dei suoi compagni, viene avvicinato da Lutholinnad e, nonostante i numerosi dubbi, decidono infine di palesarsi a Maracar, facendo il loro ingresso nella radura. Gli altri, incluso Maracar, sono già nelle loro tende, Zang sembra sollevato nel rivedere Morwen incolume e li mette in guardia sul rischio che hanno corso allontanandosi dal sentiero battuto. A questo punto Lutholinnad decide insieme a Morwen si osservare in prima persona la soglia dove l’alta siepe si apre in un passaggio che offre l’ingresso in un intricato labirinto. Sorprendente è lo stato perfetto con cui la siepe è nonostante tutto curata, come se non si trovasse su di una isola remota ed inabitata. L’intera area è avvolta in una coltre di Essenza che permea ogni singolo elemento animato e non. L’elfa nota la lastra con l’incisione in Sindarin, e la traduce per i suoi compagni Morwen, Aelfwyne e Zathos:
“Le aule di Mandos si trovano a 12 ore di nave ad ovest di qui. Partite col vespro, sul Vingilote, e che le stelle vi guidino fino all’alba”
Oltre a ciò Lutholinnad trova anche che ciascuna diramazione, all’ingresso del labirinto, è “segnata” al suolo da una piastrella turchese, che alla luce della luna, brilla rivelando il disegno di una costellazione. Una costellazione diversa per ogni sentiero. Anche Kelkian raggiunge i suoi compagni, nel tentativo di capire come utilizzare tale informazione in uno sforzo collettivo. Le conoscenze di navigazione di Aelfwyne si rivelano decisive, e l’intuizione corretta li guiderà all’indomani attraverso il dedalo di arbusti. I naviganti sanno che per seguire la direzione desiderata in mare durante la notte è sufficiente seguire un determinato allineamento delle costellazioni, che variano di ora in ora, con la rotazione della volta celeste; basterà seguire un gruppo di 12 simboli di costellazioni che abbia sempre la stessa altezza sull’orizzonte da est a ovest per imboccare le 12 svolte esatte con 12 costellazioni contigue sulla stessa coordinata di ascensione retta, quella che indica l’Ovest.
Certi di avere la soluzione, Morwen e Lutholinnad chiedono di parlare con Maracar, per capire con chi abbiano a che fare in realtà. Intanto Aelfwyne si ritira nella sua tenda per studiare quali sia l’allineamento delle 12 costellazione per dirigersi verso Ovest, ma solo dopo essersi raccomandato con le sue compagne di non svelare nulla delle loro informazioni a Maracar.
Maracar si rivela dunque in persona alle due ragazze, sempre a volto coperto, un uomo di nobili modi, gentile ma deciso. Il suo anonimato è l’unica cosa che può garantire l’incolumità del gruppo afferma: nessuno dovrà conoscere l’identità di colui che ha messo le mani sul “tesoro”. La sensazione di avere a che fare con una persona “familiare” è forte in entrambe. Lutholinnad dice all’uomo di aver capito come attraversare il labirinto, contrariamente a quanto aveva chiesto Aelfwyne, e di ricambio ottiene da Maracar il permesso di seguirlo nella sua tenda per capire meglio cosa in realtà lui stia cercando e perchè sia lì. Maracar sembra desideroso di poter condividere il suo entusiasmo con l’Elfa, come lui, desiderosa di conoscenza ed eccitata dalla prospettiva di venire a contatto con un qualcosa permeata da una storia tanto antica quanto la Terra di Mezzo stessa, una storia che trova radici nel suo stesso sangue immortale.
Nella tenda Maracar condivide parte dei suoi appunti e delle sue informazioni con Lutholinnad:
In Ost In Edhil viveva Valglin, un saggio astrologo appartenente alla stirpe dei Noldor. Costui, seppur basso di statura per i parametri degli elfi (“appena” 180cm), era nondimeno rispettato per la sua saggezza. Inoltre, era figlio di Noldor provenuti da Valinor ed un personale amico di Galadriel. La sua personalità era gioviale e non era per nulla altero o superbo come molti dei suoi fratelli. Al tempo in cui Annatar, il Signore dei Doni, fece la sua comparsa nella fortezza degli eldar, Valglin cominciò a nutrire seri dubbi sulla sua vera natura. Interrogò le stelle, scoprendo cose incredibili sul futuro, e cominciò ad incupirsi. Purtroppo proprio mentre stava per avvertire Galadriel della minaccia che incombeva sull’Eregion, Annatar se ne accorse e, ricorrendo alla sua malia, gli fece perdere il lume della ragione. In seguito, grazie alle cure di Thalos, il Guaritore di Ost in Edhil, la salute di Valglin migliorò. Quando era ormai sul punto di guarire, Annatar prese possesso della mente di Finculin (un Noldo fabbro della Gwaith-ì-Mirdain e protetto di Celebrimbor), orinandogli di uccidere Thalos e facendo così sprofondare per sempre Valglin in un deliquio balbuziente e idiota. Tuttavia Valglin, durante il periodo di convalescenza prima della morte del suo guaritore, aveva scritto un “testamento-memoriale” nel quale rivelava, seppur in modo un po’ frammentario, sconnesso ed incoerente, parte di ciò che aveva scoperto. Nel documento, inoltre, chiedeva di essere seppellito su un’isola che le stelle gli avevano indicato, lasciando precise indicazioni su come raggiungerla, pur non essendovi mai stato. La sua richiesta fu in effetti esaudita da una spedizione di Noldor che poi proseguì dall'isola direttamente verso Valinor. Il testamento, ben nascosto dentro la villa di Galadriel e Celeborn nella città alta, sopravvisse al sacco di Ost in Edhil. Secoli dopo ne ricomparve una copia, di difficile datazione. Nelle molte trascrizioni, a causa della sempre peggiore conoscenza del Quenya (l’antica lingua degli Alti Elfi, i Noldor) da parte dei traduttori, il significato andò progressivamente alterandosi. Infine, tra i pochi “eletti” che sapevano della sua esistenza, si diffuse la credenza che si trattasse di una mappa del tesoro, in grado di portare al possessore ricchezze inverosimili. Per tremila anni ha fatto gola ai peggiori tombaroli della Terra di Mezzo, fino al giorno in cui ne giunse notizia ad un certo Mardil…

L’indomani trascorre in trepida attesa della sera, momento in cui Maracar ha deciso che insieme al gruppo, Zang ed Urshnora, tenteranno di attraversare il labirinto di siepi. I due guerrieri Haradrim invece resteranno al campo per sorvegliare le loro scorte e Cezar con loro: Maracar non vuole avere spiacevoli sorprese e la vita dell’uomo, alla mercè dei due guerrieri haradrim, sembra essere per lui un buon deterrente.
Il gruppo di esploratori si addentra dunque nel labirinto, condotto da Aelfwyne, che ha trascorso una notte insonne per decifrare la “rotta” esatta da seguire; una dopo l’altra le 12 svolte confermano che le intuizioni erano esatte ed in poco più di 20 minuti riescono a trovare l’uscita: davanti a loro, in una ampia radura, molto simile a quella che hanno lasciato alle loro spalle, sorge un imponente mausoleo di fattura elfica che si staglia contro il cielo stellato.
È una costruzione in pietra chiara alta forse sette metri, col tetto a cupola fatto di piastrelle verde chiare. È a base dodecagonale (12 lati) e ha solo una porta sul lato Ovest (verso Valinor). Ai due lati della porta socchiusa, all’esterno, si trovano due alte (2,5 metri) statue. Rappresentano due elfi dall’aspetto saggio e severo, vestiti con ricche tuniche ed armati.

Kelkian, tramite l’utilizzo della magia, capta delle “presenze” animali all’interno della struttura, mentre gli altri ispezionano l’area circostante. A Kelkian non sfugge un insolito mosaico ai piedi delle statue, parte integrante del loro piedistallo: una serie di minuscoli simboli posti su dei tasselli in pietra. Sono grandi come tessere di un domino (2×3 cm, più o meno) e sono in effetti come dei tasti che possono essere premuti o sollevati. Ve ne sono 44 per statua. In totale 88 simboli che si complementano, una raccolta enciclopedica di tutte le costellazioni della volta celeste (ironica la coincidenza con il soprannome del brigante di Hayholt).
Maracar ordina a Zang di impugnara la sua arma e farsi strada verso l’interno del mausoleo. Il gigante non indugia, sul punto di andare oltre le due statue, poste a guardia dell’ingresso, si accascia senza un gemito e senza un motivo apparente al suolo. Non più un segno di vita, a prima vista svenuto, ma una volta che il suo corpo viene recuperato trascinato via con attenzione, Morwen può solo constatare che il suo cuore ha smesso di battere.
Un’altra vita, inspiegabilmente svanita tra le loro mani, senza possibilità di appello, come un battito di ciglia…
