26/02/2020, ANNO 447QE, Girthron (12)

Urshnora, sotto suggerimento di Kelkian, lancia un incantesimo per annullare l’Essenza sulle due statue, e si appresta a varcare la soglia. Anche questa volta, il suo corpo di accascia a terra inerme, ma fortunatamente Morwen può constatare che la donna non è morta, bensì caduta in un sonno comatoso da quale non riescono a risvegliarla.
A questo punto Maracar “invita” a Kelkian di attraversare lui stesso la soglia e il Mezzelfo, anch’esso spinto da una forza irrefrenabile e brama di sapere, si accinge verso i due Guardiani; stanco di tutto ciò Aelfwyne blocca Kelkian, che insistentemente dichiara di voler procedere. Morwen cade a terra, improvvisamente addormentata, nel tentativo anch’essa di bloccare Kelkian; Aelfwyne comprende che forse il suo compagno non è in sé, sospetta che la chiave sia Maracar e lo convince a fare un ultimo tentativo per disinnescare il sigillo di protezione, senza rischiare di sacrificare la vita del mago. Il cavaliere si mostra ragionevole e suggerisce a Kelkian di attendere e dunque di tornare al campo per far venire la sua scorta haradrim e Cezar: Maracar è rimasto solo, con la sola Urshnora fuori combattimento e Zang morto, in una situazione di chiaro svantaggio.
Kelkian si volta e scompare nel labirinto, mentre Aelfwyne conduce passo dopo passo Maracar verso ciò che pensa sia la soluzione per disinnescare il sistema di protezione della cripta: premono 6 tasselli su ogni statua, per un totale di 12 costellazioni, identiche a quelle identificate per attraversare il labirinto. Il Guerriero non nota però alcun effetto palese, Maracar dice invece di aver percepito una leggera rotazione dei guardiani. Mentre i due si adoperano, Morwen e Lutholinnad tramano qualcosa in disparte…
Maracar è vicino a una delle due statue, cercando di farla ruotare con la forza e Morwen, approfittandone con una mossa molto abile, lancia un cappio prendendolo perfettamente intorno al collo e stringendo il nodo per immobilizzarlo; Lutholinnad intona un canto stordente e Aelfwyne prepara la sua lama. La forza del cavaliere è poderosa e strattona la corda con tutte le forze rimaste, facendo letteralmente volare Morwen in aria e tirandola al di là della soglia dei Guardiani. Con sorpresa di tutti non accade nulla. Morwen è a terra, impolverata, ma illesa dinnanzi l’entrata socchiusa del mausoleo. Maracar recide la corda con la spada, che punta poi minacciosamente verso gli altri due tracciando un arco immaginario nell’aria.
Sopraggiunge anche Kelkian con i due haradrim e Cezar: la situazione di stallo, è tacitamente superata dai due gruppi in opposizione con la speranza che l’ingresso alla cripta sia stato liberato. Gli animi si calmano…almeno all’apparenza. Maracar, nonostante tutto, rinnova la sua offerta di collaborazione, chiedendo per se un solo oggetto dal tesoro di Valglin e promettendo ad Aelfwyne e compagni di poter tenere il resto per loro stessi. Il gruppo, accompagnato da uno dei due haradrim, si addentra nell’antro oscuro, mentre Urshnora, Cezar e l’ultimo guerriero haradrim attendono all’esterno, insieme a Maracar, che non sembra avere la minima intenzione di addentrarsi nel mausoleo.
L’ingresso è completamente buio, così Morwen accende una torcia, mentre Lutholinnad stranamente impavida e sprezzante si fa avanti mettendosi in testa al gruppo. Il pavimento liscio e perfettamente levigato è in pietra giallo ocra. Il corridoio prosegue senza svolte per circa 10 metri, con due file di colonne a base quadrata per lato. Il soffitto e le pareti sono completamente ricoperte da ragnatele di grandi dimensioni, spesse e intricate, il pavimento è inquinato di resti e ossa di piccoli animali morti. Sventurate prede delle creature che hanno fatto dell’ingresso della cripta il loro terreno di caccia.
Proseguendo, il largo ingresso si apre su una grande stanza trasversale, che forma con l’ambiente precedente una sorta di “T”. Non appena Morwen posa il suo primo passo all’interno del nuovo ambiente, il pavimento oscilla come se fosse il ponte di una nave in mezzo alla tempesta: l’intero pavimento della stanza si inclina vertiginosamente e Morwen, malgrado gli sforzi per aggrapparsi a qualcosa, scivola in un baratro oscuro, seguita da due grossi ragni di 40 cm, che si gettano dietro il loro pasto fresco. Morwen si ritrova dopo una caduta di 9 metri ammaccata, ma fortunosamente illesa in una stanza quadrata completamente spoglia, circondata dalle due minacciose creature.
Sopra di lei Aelfwyne prepara senza esitazione una corda, legandosela intorno alla vita e fissandola su una colonna, saltando coraggiosamente nella stanza per seguire l’amica in questo scivolo mortale. Anche lui, aiutato dalla corda, cade sul fondo senza danni e si prepara a difendersi. Intanto il meccanismo del pavimento, ora senza altri ospiti, ritorna in posizione orizzontale, bloccando l’accesso.
Lutholinnad, prova a spingere alle spalle l’haradrim verso l’interno della stanza, per azionare la trappola, ma questi è solido nel tenere la posizione e girandosi sferra un terribile calcio alla bocca dello stomaco dell’Elfa, lasciandola senza fiato e dolorante. Kelkian afferra la fune, che ora scompare verso il basso al lato del pavimento, attraverso l’intercapedine del meccanismo ed entra a sua volta nella stanza. Scopre ahimè che nella parte opposta due giganteschi ragni si sono gettati dal soffitto per attivare la trappola e farla oscillare dalla loro parte, in modo di fare un sol boccole del Mezzelfo. Queste terribili creature, conoscono bene il loro terreno di caccia e sembra che sappiamo come sfruttare l’ingegnosa trappola a loro vantaggio…
Intuite le “intenzioni” dei ragni, l’haradrim e Lutholinnad, messe temporaneamente da parte le lotte intestine per fronteggiare un pericolo più grande, seguono Kelkian per far si che la bilancia dalla sua parte.
Facendo ciò ottengono il risultato voluto e causando un nuovo improvviso inclinamento del pavimento, scivolano tutti e tre nel baratro. La corda è di poco aiuto, anzi il peso dei tre tira rischiosamente Aelfwyne e Morwen, che intanto si sono sbarazzati dei due ragni piccoli.

Sono ora tutti riuniti sul fondo della fossa, una stanza quadrata di circa 12 metri di lato, con una sola porta in legno a sudest e quattro feritoie sulla parete sud. Poco tempo per ragionare e i due ragni giganti provenienti dal piano superiore gli sono già addosso, poco prima che il soffitto-pavimento torni a sigillare il passaggio sovrastante. Questi scendono dalle pareti con movimenti fluidi, silenziosi e letali. Aelfwyne e Morwen ne ingaggiano uno, mentre l’haradrim che si era lanciato quasi in preda al panico per sfondare la porta chiusa, ingaggia il secondo.
Lo scontro è breve e cruento. Il gruppo avrà la meglio grazie ai dardi magici scagliati da Kelkian, gli affondi di lama di Gordur (S. “Terrore dell’oscurità”) portati da Aelfwyne e l’aiuto dell’haradrim.
Quest’ultimo avrà anche uno scontro nello scontro con Lutholinnad, che nel bel mezzo del combattimento, cercherà di abbatterlo con un colpo di freccia alle spalle, mentre l’uomo risponderà con una carica brutale verso l’Elfa. Lutholinnad, messa alle corde, ricorre nuovamente al canto di pace per placare l’uomo, sul punto di trucidarla. L’haradrim, ferito, in inferiorità numerica e non capendo oramai di chi potersi più fidare per uscire vivo da questo incubo, si arrenderà gettando la scimitarra ai suoi piedi e verrà poi soccorso da Morwen, mossa dalla pietà verso di lui: incolpevolmente si è trovato a dover subire un attacco subdolo e vile da parte dell’Elfa, che poco prima aveva anche tentato di spingerlo nella trappola, guidata apparentemente da follia pura in questi drammatici momenti.
