17/03/2020, ANNO 447QE, Girthron (12)
Al di là della soglia una camera sepolcrale custodisce un sarcofago in pietra, posizionato al centro della sala. La camera sepolcrale non ha certo l’aria lugubre che ci si aspetterebbe. Le pareti sono ricoperte da marmi rari, una nebbia tiepida e luminosa aleggia nell’aria, mandando strani riflessi dalle corazze e dalle armi, mentre bassorilievo scolpito sul muro in fondo alla stanza irradia un fascio di luce magica che avvolge completamente la tomba.

Uno dopo l’altro i personaggi entrano, ma inaspettatamente Lutholinnad cade a terra svenuta quando muove i suoi passi all’interno (….ma cosa è accaduto?).
Realizzato l’accaduto, i compagni corrono in “aiuto” della ragazza, legandole i polsi e facendola rinvenire; temono i suoi strani comportamenti e forse che qualche potere estraneo la stia manipolando. Lutholinnad è scossa, indispettita inoltre dal comportamento dei suoi compagni di viaggio, così sospettosi, duri e minacciosi nei suoi confronti.

Superati i timori iniziali e dopo aver esplorato la sala, si concentrano sul sarcofago, che appare l’unico manufatto interessante. Il sarcofago è di un marmo tendente al celeste, percorso da venature dorate al centro, come a disegnare le Remmirath (detta anche 7 sorelle, o Pleiadi). C’è inoltre inciso il segno di Eärendil sulla superficie del sarcofago.

Lutholinnad si avvicina per toccarlo, ma viene spinta violentemente a terra dall’Haradrim, che teme più di ogni altri l’aurea di magia che permea questo posto. Vaneggia verso Aelfwyne, mettendolo in guardia sul fatto che lei potrebbe essere una strega, sul punto di ucciderli tutti.
Messo a terra e legato anch’esso, ora è Zathos a farsi coraggio e posare il palmo della sua mano sul simbolo. La luce in tutta la stanza svanisce, spegnendo la “nebbia”. Panico! Poi, lampi, senza rumore, come in una tempesta estiva. Poi luce abbagliante ed un suono acuto come un potente fischio, una linea verde luminosa percorre l’asse longitudinale del sarcofago, che lentamente si apre, cadendo di lato. Dentro al sarcofago c’è un Elfo, alto circa un metro e ottanta, vestito di seta blu, con alcuni monili, ma poco altro. Ha un’espressione serena, un uomo dalla rara bellezza, addormentato. Sembra comunque che sia morto nel fiore degli anni. Al suo fianco adagiata una mirabile spada lunga elfica (Elèna Magor, S. “Spada delle Stelle”) e stretto tra le sue braccia, un libro rilegato in seta azzurra e mithril.

Aelfwyne prende la spada, mentre prima di ogni altro Kelkian mette le mani sul manoscritto. Dopo averlo letto ed in parte compreso, inizia insieme a Lutholinnad e Morwen, le uniche in grado di comprendere il Quenya, un lavoro approfondito di traduzione e comprensione. L’intestazione sulla copertina riporta:
“Diario di Valglin, astronomo e consigliere di Lady Galadriel. Anno della Seconda Era del Sole 1697”
All’interno ci sono note dell’astronomo sui suoi giorni vissuti in Ost-in-Edhil e la forgiatura dei grandi Anelli del Potere. Delle informazioni e disegni sugli anelli minori, la loro forgiatura e profezie sul ruolo che essi avrebbero giocato nel futuro della Terra di Mezzo. Difatti nell’ Eregion molto tempo fa furono creati molti anelli Elfici, si potrebbero definire anelli magici, e ve ne erano, naturalmente, di vario tipo: alcuni più potenti ed altri meno. Gli anelli minori erano soltanto saggi di artigianato prima che quest’arte fosse completamente sviluppata, e per i fabbri elfici essi non erano altro che gingilli – sebbene molto pericolosi per i mortali.
Così infine si chiude il diario:
Il mio lascito, il mio diario, il mio testamento, il tesoro che dovrà’ essere a voi piu’ caro. Mai le mie visioni sono state più’ oscure e mai forse troveranno menti saldi da non cadere nella pazzia una volta comprese fino in fondo, oppure braccia forti da poterne sorreggere il peso. Ma il compimento, oh si, quello si, e’ ineluttabile. No, non sono i vaneggiamenti di un pazzo. Che gli uomini non seguano noi elfi lungo il sentiero dell’inganno e della distruzione, questo, questo e’ il mio ultimo desiderio. Questo e’ il mio lascito più’ prezioso.
Durante le ore in cui Kelkian e Lutholinnad studiano il diario, Zathos ispeziona più attentamente la camera sepolcrale, scoprendo un passaggio segreto che si cela sotto pavimento, ai piedi del bassorilievo: uno stretto cunicolo, di circa 80 cm di diametro, scavato grossolanamente nella terra, dove un uomo può a malapena passare strisciando, si perde nell’oscurità. Così decide di scoprire dove conduca, seguito da Morwen. I due strisciano per circa 30 minuti e centinaia di metri. Il tunnel sale, fino a portarli verso la luce del sole; il piccolo varco di uscita, bloccato da pietre, viene aperto con la forza da Zathos. Rocce cadono di sotto attirando l’attenzione degli uomini sullo spiazzo antistante l’ingresso della cripta di Valglin. L’uscita è di fatti proprio in prossimità dell’ingresso del mausoleo, dove Maracar, Urshnora e due haradrim stavano attendendo il ritorno del gruppo. Zathos e Morwen, timorosi di essere scoperti, strisciano velocemente indietro e sentono Maracar dare ordini ai due di entrare nel tunnel.
Tornano al sepolcro, preparandosi con gli altri all’arrivo di nemici da combattere. Nulla in realtà accade. Nessuno fuoriesce dal cunicolo.
Ora la decisione si fa ardua: cosa fare del diario di Valglin, bramato da tanti e contenente rarissime e vitali informazioni riguardo la creazione degli Anelli Minori? Portarlo con loro, consegnarlo a Maracar, distruggerlo, o cosa?
Morwen posa il diario al fianco del corpo del suo legittimo proprietario, in attesa di una decisione unanime che tarderà a giungere, una discussione animata sul da farsi e come in un brutto incubo, il peggio si realizza: quando portano lo sguardo di nuovo sulla tomba, il Diario è svanito, scomparso nel nulla.
