25/03/2020, ANNO 447QE, Girthron (12)
Per superare questa situazione d’incertezza e sospetti reciproci, Zathos propone che tutti diano accesso al proprio zaino e oggetti personali. Nessuno oppone resistenza, certi della lealtà delle loro azioni. Il Diario viene inaspettatamente ritrovato tra le cose di Morwen; la ragazza nega di averlo messo lei lì, spiegando come forse l’oggetto abbia una volontà sua, una volontà magica. È una possibilità, remota ma plausibile, e così anche vista la situazione critica, viene creduta dagli altri, anche se non riesce ad allontanare pienamente i dubbi sulla sua incolpevolezza.

Il gruppo decide dunque di uscire, ora che è notte, dal cunicolo segreto. Visto che non si riesce a decidere cosa fare del manoscritto, Lutholinnad infine confessa di aver completamente memorizzato il diario tramite un potente incantesimo e che ora le sue informazioni sono “al sicuro” nella sua mente. Alla luce di questo, la decisione è dunque quella di distruggere il diario con fuoco per evitare che cada nelle mani sbagliate. Come alcuni di loro si aspettavano, la stessa magia che ha permesso al diario di giungere dopo millenni intatto fino a quel giorno, permette allo scritto di non subire l’effetto dei loro tentativi mortali di distruggerlo. Non rimane altra scelta che lasciarlo nascosto lì dove lo hanno trovato, con la speranza che Maracar non possa entrare nella cripta.
In nessun caso vogliono che il diario cada nelle mani di Maracar.
Nell’ora che si concedono di riposo per recuperare le forze, Zathos perlustra nuovamente l’uscita del tunnel, che ora sembra essere sorvegliata da un solo mercenario haradrim.
Durante la sua assenza, mentre tutti gli altri riposano, Kelkian decide che la vita del loro ostaggio haradrim è un pericolo per tutti. Silenziosamente si avvicina a lui con il pugnale in mano e senza indugi, con una spietatezza inaudita e degna dei migliori tagliagole dell’Arnor, gli trancia il collo, inondando e lordando se stesso e questo luogo sacro con il sangue dell’omicidio.
Ancora una volta il gruppo, pronto ad uscire e dopo aver scoperto l’omicidio, si trova a fronteggiare decisioni individuali che sarebbero forse dovute essere condivise. Così accade che Aelfwyne accusi pesantemente il mezzelfo di codardia, vecchie ruggini tra i due tornano a dividere gli animi, mentre gli altri, anche se disapprovando il gesto, pensano ad uscire al più presto.
Percorrono il tunnel per circa 30 minuti dal quale Zathos esce inosservato e con incredibile abilità trafigge con un preciso colpo di freccia la gamba della guardia: il colpo è letale, poiché questi cade incosciente e muore dissanguato in pochi secondi.
Escono anche Kelkian e Morwen, che però non hanno la stessa accortezza, provocando dei rumori che riecheggiano nel piazzale antistante la cripta ed attirano l’attenzione del secondo haradrim, a guardia della tenda di Maracar. Zathos tenta di porre rimedio, ma ormai il dado è tratto. Viene lanciato l’allarme, Maracar e Urshnora escono.

Sul piccolo ponte di pietra che attraversa il piazzale, da una posizione sopra elevata dove si trovano, Maracar prega Zathos di consegnargli il tesoro e di andare via sulle loro gambe, senza tentare alcunché di sciocco.
Alle spalle dell’uomo, un’ombra scura lo sovrasta. Inizialmente confusa, come fosse uno scherzo di luci e ombre, ma che poco a poco diviene sempre meglio distinguibile. Un brivido di terrore percorre la schiena del ranger. Lo stesso ‘essere’ che affrontarono e sconfissero nel sogno di Annúminas, quell’essere che si tramutò nel Serpente del Sogno (S.17), segue i passi di Maracar, gli parla nell’orecchio, lo intima di impossessarsi del tesoro di Valglin senza ulteriori ritardi.
È così che i due avanzano lungo il ponte in pietra, mentre il secondo haradrim, fugge terrorizzato non appena il Nero Cavaliere muove i suoi passi vicino a lui.

Kelkian prepara, nascosto dietro ad una antica colonna in pietra, un incantesimo. Morwen tende l’arco e Zathos tenta di dissuadere Maracar nell’eseguire gli ordini, dicendogli che già una volta hanno sconfitto quel nemico e che possono farlo nuovamente insieme, se lui decidesse di voltargli le spalle ed unirsi a loro.
Ahimè non sembra in grado di poterlo o di volerlo fare. Ancora una volta Maracar invita con voce compassionevole alla resa e a consegnare il tesoro.
Supplica che resta inascoltata visto che Zathos scaglia la sua prima freccia verso il Cavaliere. Il tiro è forte e preciso, ma rimbalza sulla piastra nera.

Lutholinnad esita nell’uscire dal cunicolo e così facendo sblocca anche Aelfwyne, dietro di lei.
Kelkian è pronto; il suo dardo di energia è anche questa volta potente, sprigionando una carica elettrica su Maracar che lo avvolge, lo strazia e ne causa la perdita di sensi istantanea, facendolo crollare. I suoi compagni sono positivamente sorpresi, forse lo scontro sta volgendo, contro ogni previsione, a loro favore.
Il Cavaliere avanza e la sua aurea di terrore investe Zathos, che non altro non può fare se non fuggire lontano da quell’essere che irradia un potere ancestrale… Urshnora dal canto suo, risponde all’aggressione scagliando un dardo di acqua verso Kelkian, causandogli una brutta contusione.
Morwen tempesta di frecce Urshnora, bersaglio arduo da colpire, visto che ora è accovacciata dietro il corpo inerme di Maracar, forse cercando di rianimarlo o forse cercando di frugare il suo corpo.
Ora il Cavaliere è su Kelkian, impressionato dalla sua magia gli offre un’alleanza, di unirsi a “loro”: gli sussurra che “lei” potrà fare di lui uno stregone senza eguali, ma a patto che gli porti il Diario di Valglin. Il Cavaliere è persuasivo, così come lo sono le sue parole imbevute della magia oscura. Kelkian riconosce un’offerta di ‘amicizia’ nelle sue parole, smentendo così le bugie precedenti di Zathos confida che il diario non è distrutto, ma rimasto nella cripta. Gli viene pacatamente ordinato di andare a recuperarlo.
Finalmente, quando tutto sembra volgere al peggio, Lutholinnad prende coraggio e incocca una freccia uscendo dal tunnel e Aelfwyne si getta all’attacco del Cavaliere impugnando Eléna Magor.
“Sei così desideroso di andare incontro alla morte uomo?“, sono le sole parole che pronuncia il Cavaliere. L’attacco di Aelfwyne causa una ferita superficiale all’essere, ma anche lui deve subire lo stesso destino di Zathos ovvero fuggire in preda al panico, investito dal terrore incontrollabile che neanche la sua salda mente di guerriero riesce a contrastare.
