SESSIONE 40

08/04/2020, ANNO 447QE, Girthron (12)

Kelkian torna sui suoi passi strisciando nel buco da dove è rientrato poche ore prima: dopo un riposo di circa 5 ore, dovrà controllare se il Cavaliere Nero si trova ancora all’esterno della cripta. In effetti le supposizioni dei compagni, per cui la luce del sole potrebbe interferire con l’essere, sembrano fondate, poiché di lui non vi è traccia. Di nuovo tutti insieme escono dal mausoleo di Valglin; il mezzelfo mago ispeziona la tenda che serviva da rifugio a Maracar prima e poi a Cezar e Grommash, ma lo studioso ed il meta lupo non si vedono. Frugando tra gli zaini trova gli appunti di Maracar che lo hanno condotto fino a qui e un bel bottino di 67 MO.

Gli altri si avvicinano guardinghi a Maracar, inerme e riverso a terra privo di sensi; Lutholinnad sarà colei che rivelerà la sua identità segreta. Girano il corpo e l’elmo gli viene sfilato: il volto familiare del giovane Dunadan è segnato dal tempo, ma appare sereno. Sembra invecchiato velocemente e lungi dall’essere il ragazzo forte ed energico che aveva trascorso molte ore con le due ragazze, Morwen e Lutholinnad, nei mesi precedenti a Barad Garan, prima del disastro.

Colmund non ha battito, il suo corpo appare senza vita.

Urshnora ottiene che gli si vengano slegati i polsi, così da poter lanciare un incantesimo di guarigione sul corpo. Non appena fatto, prendono l’uomo ancora incosciente su una barella di fortuna e lo trasportano al di là del labirinto di siepi, nella radura dove sorgeva il primo accampamento. Non c’è nessuno, se non i resti del primo bivacco di un paio di sere prima.

Mentre Zathos cerca disperatamente tracce di un fuggitivo oppure del suo “compagno” Grommash e di Cezar Valeborn lo studioso, una “presenza” invisibile corre al fianco di Morwen e Aelfwyne, è un attimo, un evento confuso ed inaspettato, che lascia i due interdetti, impossibilitati di agire prontamente. Si esaurisce in pochi secondi, con dei passi frettolosi che si allontanano verso la boscaglia, nel sentiero che scende giù alla spiaggia. Come una folata di vento, ora si è dileguata. Pochi istanti dopo il gruppo si accorge che tra loro manca un prigioniero ovvero Urshnora.

Sotto le cure di Morwen infine Maracar rinviene: il suo corpo non ha ferite profonde, non nella carne per lo meno, ma solo numerose bruciature in diverse parti del corpo. Si guarda attorno confuso e sorpreso, privato della sua armatura e delle sue armi, nudo di fronte allo sguardo inquisitorio di Lutholinnad e compagni. Cosa lo ha spinto a tanto e cosa pensava di trovare? Le domande sono tante e l’Elfa lo incalza, dura e determinata nel voler comprendere la motivazione di tanta strage. L’uomo, il suo vecchio amico, si mostra ben disposto a condividere questo fardello, che da tanti anni ha portato solo sulle sue spalle. L’ambizione di un giovane Dunadan di 70 anni di regnare sull’Arthedain e poi sull’interno Arnor, la consapevolezza che un potere antico era a portata della mano che padre, che invece esitò nell’afferrarlo, per paura o pavidità, o meglio saggezza, ovvero il diario di Valglin; la promessa fatta da questo essere, apparso improvvisamente nella sua vita, Din Ohtar, servitore della Negromante, che con le sue promesse ed il suo dono, ha dato risposta a tutti i dubbi, alle frustrazioni e alle ambizioni di Colmund. Recuperare il Diario e trovare gli anelli minori è il modo di sanare la Terra di Mezzo, poiché Gondor, il suo re Emythalion e gli uomini che lo servono, non potranno mai fare quello che gli elfi immortali, con l’utilizzo degli anelli e la loro infinita saggezza, possono ambire. Ne è profondamente convinto, in buona fede ha creduto che le morti fossero un male necessario per arrivare allo scopo ultimo, non sono forse tutti i grandi regni costruiti su montagne di corpi? Ma che ruolo abbia giocato l’Anello di Fendomë in questo probabilmente è qualcosa di cui non si rende conto neanche lui: ha goduto di una giovinezza estesa oltre il limite umano, di forza e salute oltre l’inimmaginabile, di poteri sulle menti di compagni ed amici….ma a che prezzo? È sempre stato in pieno controllo della sua volontà? Oppure tramite quel dono ha subito una influenza negativa da parte di Din Ohtar e della Negromante?

Lutholinnad mostra il Diario di Valglin, la pagina che narra le vicende dell’anello a lui donato, di come il suo destino fosse stato previsto dall’astronomo, e questo fa vacillare Colmund, sgretola le sue certezze. Solo ora realizza il male che ha portato, ed una nera onda di malinconia e costernazione invade il suo animo. Infine, rispondendo a Lutholinnad, conferma che la sera prima dell’assalto alla rocca, che lui ha condotto in prima persona facendola passare per un attacco di orchi sanguinari, ma solo per celare il furto della mappa intagliata nello studio del padre, incontrò Amarth: era in fuga e braccato. La sua copertura era saltata gli fu consigliato da Din Ohtar di recarsi da lei. Gli orchi che lo aiutarono nell’assalto provenivano terre selvagge molte miglia ad est dei confini della regione controllata dal trono di Annúminas, ben oltre Brea, è lì che gli orchi del Serpente stanno battendo la terra in lungo e largo: il Rhudaur sembra aver attirato l’attenzione del cavaliere e della sua signora.

Morwen avvolge Colmund in un abbraccio compassionevole, conscia delle terribili nefandezze con cui l’anima del suo amico dovrà convivere negli anni a venire

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