SESSIONE 44

19/05/2020, ANNO 448QE, Narwain (1)

Colline del Cardolan settentrionale

Arrivati in cima alla collina, sulle tracce seguite in precedenza, si scorge una valle e poi una seconda collina: qui trovano le rovine di quella che un tempo doveva essere una grande torre o forse addirittura un castello: ai piedi del pendio si trova un grande arco di pietra crollato, il quale segna l’inizio di una scalinata, larga quasi cinque metri, che si inerpica su per il pendio, sorvegliato da due orchi. Vi sono spiazzi con resti di statue, fontane e piccole costruzioni, oramai ricoperte di erba e piante rampicanti. Della torre resta parte del primo piano, a cielo aperto, dove si intravedono degli uomini e degli orchi parlare animatamente.

Il gruppo deve necessariamente abbandonare i cavalli in un luogo riparato e raggiungere l’arco di pietra di soppiatto, cercando di uccidere le guardie senza mettere gli altri in allerta. Il piano improvvisato fallisce, una delle guardie è uccisa, ma la seconda estrae un corno e ne trae un lungo, poderoso segnale d’allarme. Sopraggiungono orchi e tre gruppi di duri uomini delle colline da diverse direzioni; in men che non si dica l’accerchiamento è completato, lasciando nessuna scelta se non la fuga.

Gli eventi successivi avvengono in rapida sequenza: gli intrusi tentano di raggiungere le cavalcature prima di esser circondati dagli occupanti del campo, tuttavia l’impresa si rivela più ardua del previsto in quanto degli uomini delle colline ai cavalli si accorgono a loro volta di loro. Per fortuna non sono gli unici intrusi nelle vicinanze del campo: in quel preciso momento tre raminghi del Cardolan, da giorni nella regione per tenere d’occhio gli Orchi, stanno osservando la scena dal loro nascondiglio, sulla cima di un colle vicino. I raminghi Dúnedain traggono in salvo il gruppo attaccando di sorpresa con una salva di frecce e imponendo al gruppo di seguirli senza fare domande. Procedono a piedi tra le colline: questo, dicono, è indispensabile per seminare gli Orchi. Halbarad e i suoi compagni, Atanar e Aldarion, questi i loro nomi, conoscono infatti il territorio meglio di chiunque altro e non hanno alcuna difficoltà a seminare gli inseguitori, portando i PG in un piccolo rifugio ricavato in una piccola grotta. Il sole è ormai tramontato.

Finalmente al sicuro nel nascondiglio i raminghi interrogano il gruppo sulla loro presenza nella regione. Halbarad è a conoscenza dell’attacco alla carovana ma nega di sapere altro; parla di loro, della loro sorveglianza del Cardolan e della situazione attuale nella regione, del loro attaccamento alla propria terra, ormai abbandonata, e dell’importanza di sorvegliare le Tyrn Gorthad, dove si trovano i tumuli degli antichi re del Cardolan. Egli racconta di come la sua gente, una volta che il Cardolan era caduto, aveva faticato ad abbandonare quelle terre così ricche di storia, rifiutandosi ostinatamente perfino di credere, per lungo tempo, alla presenza degli Spettri. Per fortuna, dice Halbarad, gli Orchi hanno una gran paura delle Tumulilande e non vi penetrano mai. I raminghi del Cardolan sono rimasti in pochi, in numero decisamente insufficiente per sorvegliare tutto il regno. Il ramingo accenna a un loro contatto ad Arceto, un uomo di nome Calmacil che vive lì e li tiene informati su cosa accade nella Terra di Brea e che avrà le risposte probabilmente ai loro dubbi. Racconta infine che le rovine in cui si sono infiltrati poche ore prima, erano un tempo una grande torre del Cardolan, abitata da un centinaio di Dúnedain e retta da una famiglia nobiliare nominata dal re. Halbarad discende da quella famiglia e per questo sente ancora di più il dovere di proteggere ciò che resta della propria terra di origine.

Alla fine, quando ormai si avvicina la mezzanotte, Halbarad racconta che un loro compagno, un ramingo di nome Araglas, dovrebbe raggiungerli presto con importanti notizie, circa le quali Halbarad non vuole anticipare nulla, lasciando però intendere che hanno a che fare con gli Orchi e la loro presenza; porteranno poi questi indizi a Calmacil, per chiedere il su consiglio. Araglas dovrebbe arrivare un paio d’ore dopo la mezzanotte: il luogo d’incontro è la rovina di un antico avamposto di esploratori, ora solo un mucchio di macerie coperte dalle erbacce, non lontano da lì.
Halbarad e i suoi compagni sembrano molto nervosi ed eccitati da ciò che il ramingo riferirà loro, ma accennano solamente al fatto che costui si è recato verso Sud per investigare su “qualcosa”.
La mezzanotte arriva presto e gli occupanti del piccolo nascondiglio escono di soppiatto, fermandosi di tanto in tanto a controllare che la via si libera, infine procedono verso Sud per quasi un’ora.

L’avamposto abbandonato si trova in una piccola radura coperta di erba molto alta, tanto alta da arrivare sopra la vita di un uomo. I raminghi conducono il gruppo sotto una tenda stracciata. Dopo aver atteso per circa venti minuti Halbarad raccomanda loro di rimanere nascosti e insieme ad Aldarion si allontana nella notte.

Aelfwyne sente qualcosa: un frusciare tra l’erba, prima uno poi vari distinti; che Halbarad stia tornando? La notte è fonda e solo un Elfo può vedere chiaramente se le stelle sono in cielo. Ora si vedono distintamente tre gruppi di Orchi che stanno per entrare nelle rovine. Atanar suggerisce di fuggire, ed in fretta, mentre lui blocca un gruppo di tre Orchi, ma nessuno sembra intenzionato a lasciarlo solo, dando inizio a un cruento e pericoloso combattimento.

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