SESSIONE 46

02/06/2020, ANNO 448QE, Narwain (1)

Seguire le tracce a terra è un’impresa ardua, ma procedendo molto lentamente i quattro riescono in qualche modo a non perdersi tra le colline delle Tumulilande. Percorsi non più di qualche centinaio di metri si ritrovano ora alla base di una collina che si innalza al centro di una radura; la nebbia non permette di scorgerne la sommità. Una sorta di rozzo sentiero a gradini di pietra è abbozzato lungo il pendio e l’inizio della curiosa scalinata è segnato da due alte pietre che sporgono dal terreno.

Proprio lì, inizialmente offuscato dalla nebbia, Vuduin intravede finalmente una sagoma scura: un uomo, apparentemente un vecchio, fermo accanto al sentiero di pietra.

Il Vegliardo

La prima reazione è di allarme: tutti sospettano di certo sia uno Spettro dei Tumuli, forse proprio quello che ha rapito i loro compagni. Ben preso però i personaggi hanno la sensazione che lo straniero non sia pericoloso, anche se la sua presenza in quel luogo sembra loro insolita. Avvicinatisi, gli sembra di riconoscere nello straniero un vegliardo, un vecchio avvolto in un ampio mantello con cappuccio. La sua figura è nascosta dalla nebbia e pare quasi fondersi con la nebbia stessa, donandogli un aspetto sinistro. L’uomo risponde pacatamente e con voce profonda alle prime domande di Vuduin e Lutholinnad. Dice di star aspettando qualcuno e non appena Vuduin fa qualche domanda sullo Spettro che ha rapito i propri compagni, questi indica loro la scalinata dicendo:

“Lo Spettro li ha portati nel tumulo di pietra, ma non sono soli ora…
Mi stanno cercando… vogliono sapere se ho io ciò che fu di Rhugga.”

Queste non sono le ultime parole pronunciate dal vegliardo: questi anzi recita lentamente una breve filastrocca, sempre più debole, mentre la nebbia si infittisce nuovamente e lui retrocede verso la cima della collina, sparendo così alla vista:

Da tempo immemore ormai è caduto
tra i verdi e foschi prati,
ma in quel funesto giorno
che spense tanti eroi
anch’egli fu tradito
e il tesoro trafugato

Ingresso del tumulo

Saliti in cima al tumulo, l’ingresso e la magnificenza sono degni di una personalità di rilievo. Il tumulo è costituito da due piccole stanze circolari, entrambe accessibili da un unico ingresso; questo è pieno di pietre cadute, fango ed erbacce, ora che la porta è quasi del tutto crollata. Lutholinnad che guida il gruppo, munita di una torcia, trova i segni lasciati dai compagni trascinati dallo Spettro, i quali conducono alla porta aperta in fondo. Tuttavia, appena fatto qualche passo, l’Elfa scorge l’accesso ad una piccola area circolare, sul lato sinistro, la cui porta è aperta.

In questa piccola camera sono stati deposti alcuni tesori ed oggetti appartenuti al defunto, nessuno dei quali di qualche valore ormai. Il gruppo trova anche i finimenti e la bardatura di un cavallo. Nella stanza trovano anche qualcos’altro: sebbene nel corso del tempo molte delle pietre delle pareti e della volta siano crollate, si possono ancora notare i segni evidenti della permanenza di uno o forse due persone, nonostante siano passati molti secoli. Ci sono infatti alcuni resti di uno o più giacigli e quello che un tempo doveva essere uno zaino.

Proseguono dunque verso il fondo del corridoio, in una grande stanza circolare. Qui si trova lo Spettro dei Tumuli che ha rapito i compagni. Questi ultimi si trovano su una larga lastra di pietra posta al centro della stanza e sono vestiti di lunghe vesti bianche. Nessuno di loro si muove e paiono profondamente addormentati.

Rituale delle vesti bianche

Accanto a loro giace uno sconosciuto, su cui è chinato lo Spettro, mentre impugna una lama sacrificale. Non appena si accorge degli intrusi, cioè subito, comincia ad intonare una canzone, la medesima filastrocca cantilenata nel circolo di pietre, dopodiché si getta all’attacco di Lutholinnad, colpendola con un pugno di eccezionale forza, che toglie il fiato alla ragazza e risucchia parte della sua essenza vitale. La torcia vola in aria, Vuduin tenta di colpire lo spettro con una freccia mancando il bersaglio, mentre la lama di Atanar va a segno, dissolvendosi però a contatto con lo spettro. Aerendyl che invece chiudeva il gruppo, scompare nelle ombre.

La cantilena è insistente e ricolma di rabbia. L’essere ruota sui talloni e con un movimento fluido la sua lama saetta nell’aria, colpendo qualcosa alle sue spalle apparentemente invisibile. Il corpo di Aerendyl (che cercava audacemente di aggirare lo spettro) crolla a terra, tornato visibile, si accascia tramortito dal colpo di spada.

L’essere è un combattente apparentemente insuperabile, folle pensare di sconfiggerlo con l’uso della forza….
Disperatamente Lutholinnad cerca di trovare una “risposta” al canto dello Spettro, ma ahimè ogni suo tentativo risulta vano. Vuduin ha infine l’intuizione di proseguire il canto dello spettro utilizzando le parole pronunciate dal vegliardo, in una unica strofa:

Tre fratelli forti e saggi uniti nell’esilio. Il primo ed il più grande fra tutti a me fu caro.
Il fratello valoroso, dell’Alto prese il trono. Quale fine fece il terzo, tradito dal villano?”

….
“Da tempo immemore ormai è caduto tra i verdi e foschi prati, ma in quel funesto giorno
che spense tanti eroi anch’egli fu tradito e il tesoro trafugato”

il destino del defunto re

L’espressione semi-umana, distorta dalla rabbia e dal rancore, svanisce dal volto dell’essere; aprendo le braccia il suo spirito è temporaneamente placato, dissolvendosi in una nebbiolina traslucida che scende verso il suolo e scompare al di sotto della lastra di pietra.

…Mentre ha luogo lo scontro contro lo Spettro, Morwen ed Aelfwyne si trovano addormentati in uno stato quasi di trance nel quale hanno una visione per qualche istante di alcuni dei ricordi del defunto, mantenuti integri dallo Spettro stesso. Tali ricordi producono ai due come delle visioni improvvise, dei lampi di reminiscenze: un padiglione, un castello arroccato su di uno sperone roccioso, un gran numero di ufficiali e soldati intenti in brindisi certi della vittoria in battaglia, poi delle urla, lo stesso padiglione in fiamme ricolmo di cadaveri e niente più.

Morwen ed Aelfwyne si svegliano in uno stato di gran confusione, trovandosi vestiti di bianco ed in un luogo sconosciuto. La loro roba è stata ammassata di lato, così possono subito recuperare l’equipaggiamento. Araglas invece, è ancora incosciente. Il suo corpo è gelido al tatto, ma il cuore batte debolmente…

Una volta scacciato lo Spettro il gruppo si affretta ad ispezionare il tumulo. Nella camera circolare trovano tuttavia alcune piccole cassette contenenti oro e gioielli appartenuti al defunto; alcune di queste sono già state aperte e non ne è rimasto molto. Atanar ricorda a tutti che quell’oro è assai pericoloso e che, secondo le leggende che si sentono raccontare nell’Eriador, non è concesso tenerlo per sé: devono invece deporlo fuori dal tumulo, a disposizione di chiunque; solo in questo modo lo Spettro può essere davvero sconfitto.

Ma i preziosi non sono l’unica cosa che attira la loro attenzione: lungo la parete della stanza trovano lo scheletro di un uomo, il quale indossa ancora i resti di un’armatura ad anelli ed i brandelli di un ampio mantello con uno stemma ignoto. Alla cintura è ancora fissata la spada, rimasta nel fodero. Questo particolare diventa ancora più interessante per Lutholinnad, che esaminando il corpo, nota che il teschio è sfondato alla nuca: l’uomo morì di morte violenta, ucciso alle spalle. Questo sembra escludere un combattimento, altrimenti l’arma sarebbe fuori dal fodero.

Un ultimo particolare che Lutholinnad osserva prima di uscire dal tumulo è l’incisione sulla tomba, la quale recita:

Qui riposa Calimendil
Figlio di Tarandil
Quinto re del Cardolan.
Cadde in guerra”.

Incisione sul sepolcro

Al gruppo non resta che dirigersi verso Brea. Ovviamente al momento non hanno alcuna speranza di ricongiungersi con Halbarad, perciò l’unica cosa da fare è accompagnare il ramingo Atanar e suo fratello Araglas nella Terra di Brea dal loro contatto, Calmacil, ad Arceto. Nel lento cammino verso nord, rallentati da condizioni atmosferiche impietose e dal trasporto dei feriti, Lutholinnad racconta delle storie risalenti alla Terza Era, che appaio essere il contesto storico delle vicende che hanno da poco vissuto, e forse la ragione della “canzone” dello spettro.

La collina di Brea

Lutholinnad: “L’Arnor, la “Terra dei Re”, era il regno settentrionale dei Númenóreani nella Terra di Mezzo, fondato da Elendil dopo essere sfuggito alla distruzione di Númenor. Alla morte di Eärendur, decimo re d’Arnor, il Regno venne diviso tra i suoi tre figli: Thorondur il Magnifico ascese al trono come primo Re del Cardolan, Amlaith di Fornost divenne primo Re dell’Arthedain e Aldarion Re del Rhudaur. Inizialmente i regni fratelli vissero in concordia, ma appena qualche secolo dopo cominciarono a contendersi privilegi ed autorità, soprattutto il possesso di Amon Sûl e del suo Palantír. L’Arthedain infatti possedeva tre di queste pietre (quelle di Elostirion, Annuminas e Colle Vento appunto) mentre gli altri due non ne possedevano alcuna. Mentre però l’Arthedain ed il Cardolan conoscevano nonostante tutto un periodo di prosperità, il Rhudaur pareva soffrire maggiormente. Alla fine, nel 1176 TE, alla morte del re Forodacil, il trono venne usurpato da Rhugga, un uomo il cui sangue era fortemente misto con quello degli Uomini dei Colli, il quale si fece incoronare Sesto Re del Rhudaur.
Di lì a poco i rapporti tra i tre regni, soprattutto quelli del Rhudaur nei confronti degli altri due, divennero sempre più difficili man mano che l’ “amicizia” di Rhugga nei confronti degli Uomini dei Colli diveniva sempre più palese.
Così nel 1197 Calimendil, il re del Cardolan, tentò di conquistare il Rhudaur con la forza, non intendendo più tollerare l’usurpatore Rhugga; egli tuttavia incontrò un’agguerrita difesa e così la guerra si protrasse per vari anni. Sebbene venga ricordata come “Prima Guerra Settentrionale” quella tra Arthedain e Cardolan contro Rhudaur ed Angmar (1352-1359 TE), quest’offensiva del Cardolan, centocinquanta anni prima, segnò già la definitiva rottura tra le due parti.

Nel pomeriggio del giorno dopo, un giorno cupo e martoriato da una gelida pioggerellina invernale, il gruppo giunge a Brea: Aerendyl che a stento si regge in piedi per la ferita alla testa, accompagnato da Vuduin, si accinge a prendere una camera presso la locanda del Puledro impennato, mentre Aelfwyne, Lutholinnad e Morwen intendono cercare informazioni vagando per la cittadina. Atanar riesce infine ad organizzare un trasporto per il corpo esanime di suo fratello Araglas fino al piccolo villaggio di taglialegna ai margini di Bosco Cet. Si aspetta che il gruppo possa raggiungerlo lì al più tardi tra un paio di giorni.

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