16/06/2020, ANNO 448QE, Narwain (1)
La notte trascorre serena sotto il tetto ospitate di Calmacil e all’indomani Morwen è svegliata dai rumori insoliti dei preparativi di una festa di matrimonio.

Il piccolo villaggio gioirà per un lieto evento, dopo aver pianto per la sventura che li ha colti qualche giorno prima. Dopo la riesamina infruttuosa del corpo sfigurato di Eralf, condotta da Morwen e Aerendyl nella casetta di Holden, il gruppo decide di prendersi qualche ora si svago unendosi ai festeggiamenti, approfittandone per parlare con i locali; così Aelfwyne e Morwen apprendono una confidenza, ovvero che gli uomini di Arceto vogliono unirsi per andare a cercare il mostro e vendicare la morte di Eralf. Mentre i PG parlano tra loro, sentono sempre più crescente un brusio tra la folla di persone riunite al centro del villaggio. I balli ed i canti vengono sospesi ed un consistente gruppo di uomini si avvicina all’ex-ramingo; tutti gli altri ascoltano in silenzio. Uno di quelli raccoglie finalmente le parole ed informa il “capo” del villaggio che il giorno stesso sarà compiuta una “battuta di caccia” nel bosco per scovare la tana della bestia.
Calmacil e Holden, sono tra coloro che subito si oppongono all’idea, ma molti altri portano man forte ai compagni e così la decisione viene presa di maggioranza.
Nonostante lo scarso entusiasmo di Calmacil e del guaritore, circa una decina di uomini del villaggio si radunano, asce in pugno, per perlustrare il bosco alla ricerca della bestia. Il gruppo, al quale decidono di unirsi anche Morwen e compagni, si dirige nel folto della vegetazione di Bosco Cet. Dopo un’ora di marcia i “cacciatori” si fermano in una stretta radura dove vengono montate alcune piccole tende: quello è il punto di ritrovo per chi dovesse separarsi dagli altri.
Dopo essersi dati appuntamento per quella sera, gli uomini si dividono a gruppi di tre-quattro persone e comincia la perlustrazione del bosco. Separandosi dagli altri, ogni piccolo gruppo prende una direzione diversa, mentre Vuduin guida i suoi compagni verso nord‑est. Dopo varie ore di ricerche infruttuose, quando ormai il sole sta tramontando, questi avvistano una vecchia casa nel folto del bosco. Tutto attorno non ci sono tracce rilevanti e la casa in pietra e legno è abbandonata da lungo tempo. Le uniche tracce che si possono trovare sono in prossimità del patio esterno e sono quelle di un hobbit ed un paio di uomini.


Mentre ispezionano l’esterno della capanna, Morwen con un incantesimo si mette in contatto spirituale con uno dei guardiani silenti di questa radura: posando il palmo delle mani su un secolare ontano, lo interroga su chi abitasse questi luoghi. Il grande albero ha visto avvicendarsi centinaia di vite in questi luoghi remoti, ma da anni sono ormai inabitati. A domande ulteriori risponde con vaghezza, poiché breve ed insignificante è il passaggio del tempo degli umani agli occhi dell’antico arbusto. Non ha però mai visto violenza dal tempo in cui ha iniziato la sua lunga guardia su questa parte di bosco.
Facendosi coraggio il gruppo decide di entrare nella vecchia e macilenta capanna: c’è un locale all’ingresso che fungeva come cucina, mentre un secondo locale più avanti, più grande del primo, appare essere un saloncino con un camino per i momenti di riposo. Sul polveroso ed ingombro pavimento, ricoperto da foglie e sporcizia, non sembrano esservi tracce apparenti che possano corrispondere a quelle trovate all’esterno. La notte invernale sta calando in fretta ed il gruppo decide di trascorrerla all’interno della casupola. Aerendyl si avvicina per osservare con più attenzione il camino, probabilmente potrebbe essere una buona idea accendere un fuoco per riscaldarsi. Così facendo si accorge che una “strana” fessura corre lungo il perimetro interno del fondo del camino. La scanalatura nella pietra attrae la sua attenzione: scansando le antiche ceneri e i carboni, scopre che una lastra in pietra, con al centro un grosso anello in bronzo, era ben celati allo sguardo disattento di un visitatore.
30/06/2020, ANNO 448QE, Narwain (1)
Scesi nel passaggio segreto grazie ad una semplice scala a pioli, scoprono che dei tortuosi cunicoli si snodano, scavati nella roccia a poco più di due metri al di sotto della superficie della capanna. Dei passi sono uditi in lontananza da Zathos, che si affretta nell’inseguimento, seguito dai compagni.
Dopo qualche decina di metri il gruppo sbocca in un corridoio più ampio anche questo scavato nella roccia. La rincorsa ha fatto si che molti degli indugi e delle precauzioni sono state messe da parte e sono dunque colti impreparati in un’imboscata preparata da sei guerrieri delle colline, feroci combattenti dunlandiani, che accerchiano il gruppo da ogni direzione e si gettano all’attacco verso gli intrusi.
Lo scontro volge a favore del gruppo, ma colui che sembrava essere a capo del manipolo, si dilegua nell’oscurità del tunnel da cui è sbucato pochi istanti prima.
07/07/2020, ANNO 448QE, Narwain (1)
Altre schermaglie si susseguono all’interno del covo degli uomini delle colline finché finalmente il gruppo riesce a sconfiggere i guerrieri e mettere fuori combattimento il loro leader.
Nel covo scoprono con sorpresa che erano stati rinchiusi in una zona di detenzione tre prigionieri: Eyleene la figlia di Calmacil, Holden il guaritore di Arceto ed infine il piccolo hobbit, domestico di Calmacil, Fredegario Zappascava. Ognuno di loro avrà probabilmente qualcosa da raccontare sul come ed il perché si siano ritrovati in questa brutta situazione.
Eyleene racconta che era diretta con una carovana di mercanti per fare visita al padre, ma che qualche giorno addietro un gruppo di banditi li ha assaliti trucidando ogni uomo e portando lei in questo antro senza apparente motivo.
In una stanza del covo usata come ripostiglio, Lutholinnad rinviene una sorta di “costume da Orso” utilizzato dagli scagnozzi e dei finti artigli. Ogni dubbio in proposito viene fugato. Ora capiscono che quella del Mostro di Arceto era probabilmente solo una grottesca messa in scena elaborata da questi balordi.
Nella stanza del capo trovano anche altri interessanti indizi, tra cui gli appunti di Astash (ovvero il capo di questo gruppo di banditi):
“Grifa, quello sporco traditore, fuggì con il soldato del Cardolan fino a Brea portandosi dietro il tesoro di Rhugga. Ancora non sappiamo come potessero essere d’accordo, ma Grifa era il guardiano della torre e conosceva tutte le uscite… deve aver conosciuto quel tale durante l’assedio. Se Gorga non ha voluto darmi altre informazioni su questo tesoro, allora deve valere davvero molto: di certo ha paura che lo tenga per me. I due fuggiaschi passarono per Brea, ma qualcosa deve averli spinti improvvisamente a Sud: quando le spie di Elewen uccisero Grifa a Tharbad quello non aveva nulla con sé… solo questa mappa. Quegli imbecilli avevano il coltello facile…. Se solo gli amici di questo mezzo ramingo si facessero vivi… potremmo scoprire cosa sanno.
dal diario di Astash
Gorga è nel Cardolan a cercare il posto dove è stato nascosto il tesoro ma senza successo; secondo me ha fatto male ad allearsi con Grignak. Lui è convinto che il soldato l’abbia nascosto da qualche parte tra quelle colline, ed io non vedo altra possibilità: se Grifa non l’aveva che altra fine può aver fatto? sospetto si tratti di un gran mucchio d’oro… non può esser sparito di certo.”
Tra gli appunti vi è anche una pagina strappata di un diario sicuramente molto più datato:
Villaggio di Brea, 12 Gennaio 1235 della Terza Era.
Arvélegil Etalùne, ex Comandante del Terzo Battaglione dell’esercito del Cardolan.
La ritirata dei soldati dal Rhudaur è ormai quasi completata; stanno ancora cercando di trarre in salvo i pochi rimasti tagliati fuori dall’attacco del nemico, ma fra qualche giorno questo incubo sarà finito. La mia ferita non è poi così grave ma Tarcil, anche se ora dovrei chiamarlo Re Tarcil, mi ha tolto i gradi… come se fosse una mia responsabilità.
Sono passati solo pochi giorni ma sembra quasi un’eternità. Ricordo tutto: l’assedio era ormai quasi vinto e gli uomini di Elewen asserragliati nella fortezza stavano per arrendersi. Quel pomeriggio, all’improvviso e con velocità spaventosa, una fitta nube ha oscurato il sole, una nuvola nera che correva alta nel cielo. Gli Orchi sono arrivati subito dopo e le sentinelle sono state uccise prima di poter dare l’allarme. All’inizio non si riusciva a capire nemmeno da quale parte ci stessero attaccando: i primi a colpire sono stati quelli che cavalcavano lupi, e l’aria era già piena delle loro grida e dei loro ululati; molti caddero prima di rendersene conto. Il grosso degli assalitori è venuto pochi istanti dopo, da tutti i lati e con fragore di tempesta.
Un gran numero di questi si è diretto subito verso il padiglione reale, dove era il re con tutti gli ufficiali a festeggiare la vittoria. Un manipolo di uomini coraggiosi si è schierato di fronte a quel punto con l’intento di fingere di resistere, ed i più caddero prima che gli ufficiali si ritirassero dal padiglione. Il panico si diffondeva però anche tra gli Orchi e le frecce dei nostri arcieri accorsi alla base della collina decimavano già le loro fila. Ma tutto era inutile: una seconda truppa di Orchi era alle spalle ed il padiglione era ormai circondato assieme ai veterani, i Baroni, gli ufficiali che ancora erano vivi, il re ed i suoi figli. I difensori erano stretti in un gran cerchio, fronteggiati da ogni lato, circondati da Orchi e lupi che tornavano all’assalto. Noi non potevamo aiutarli perché anche l’attacco al campo, al centro della radura, era rinnovato con raddoppiato vigore. Lance e spade brillavano nella penombra con un gelido bagliore di fiamma, tanto mortale era l’ira delle mani che le tenevano, e prima di rendercene conto il padiglione era in fiamme.
Attorno a me vedevo solo nemici sopraggiungere assieme ai difensori della fortezza ora usciti nella radura, ma la fortuna si è volta a mio favore nel momento più inaspettato: un cavallo era legato poco distante, imbizzarrito: l’ho raggiunto e sono fuggito via. Proprio mentre stavo per uscire dalla mischia ci fu un grido fortissimo e dalla bassa collina su cui era prima il padiglione venne uno squillo di tromba: ho visto un pugno di veterani della Guardia portare via il corpo di Re Calimendil; molti sono caduti per farsi largo tra gli assalitori. Prima di poter vedere altro sono fuggito…
Come tutto questo sia stato possibile non lo so, ma di certo gli Orchi giunti a dar man forte al nemico asserragliato nella fortezza furono protetti da arti oscure. Alcuni pensano anche che il nostro esercito sia stato tradito: un disertore, sparito appena due giorni prima del disastro, è stato visto a Brea l’altro ieri, assieme pare ad uno degli uomini di Cameth Brin. Pensano ci sia stato un tradimento da parte di qualcuno che conosceva le difese del nostro campo, ma purtroppo quel tipo è riuscito a fuggire a Sud, nelle Tyrn Gorthad. Ho incontrato un cavaliere che era tra quelli che l’ha riconosciuto ed inseguito: il suo nome pare sia Eliacar… a me non dice nulla. Ora ho deciso di stabilirmi nell’ Arthedain, chissà che non trovi un posto tranquillo all’ombra di Bosco Cet, lontano finalmente da tutto questo.
Nella piccola stanza su di un largo tavolo vi sono poggiate anche varie cartine. Tra queste ce ne sono alcune di grande interesse, tra le quali una molto antica che riporta precisamente l’ubicazione della fortezza di Cameth Brin.
Dopo aver letto con interesse gli importanti indizi ritrovati, il gruppo cerca di capire come questi siano collegati alla loro ricerca ed ai recenti avvenimenti. Il filo conduttore ancora sfugge al loro tentativo di risolvere l’enigma.


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