14/10/2020, ANNO 448QE, Ninui (2)
Il gruppo si appresta a trascorrere la notte al riparo dal freddo che li sta raggiungendo rapido, accendendo un fuoco e rifugiandosi all’ingresso della grotta. Lutholinnad intona un melancolico canto elfico, forse con la speranza che qualunque cosa o chiunque si trovi al di là del muro possa essere colpito e ammansito dalla melodia. L’atmosfera è calma, quieta ed immobile, mentre la neve scende copiosa al calar dell’oscurità. Vuduin veglia sui compagni addormentati durante il suo turno di guardia, occupandosi di tenerli al sicuro ed al caldo, quando improvvisamente nel muro di ghiaccio si apre magicamente un piccolo varco non più largo di mezzo metro, che si richiude rapidamente alle spalle di un piccolo uomo, ben più piccolo di un nano. Sembra lontano parente della razza primogenita di Arda, più piccola, dalla corporatura fragile e contorta, sproporzionata e di brutto aspetto.
Mendlewort, questo è il suo nome, chiede a Vuduin cosa stiano facendo accampati davanti alla sua “casa”. Accettate di buon grado la spiegazione date dall’elfo, concede loro di trovare riparo nella grotta e di parlare di affari il giorno seguente, una volta che tutti si saranno svegliati. Lui è in possesso dei funghi che stanno cercando.

L’indomani Morwen, Hjolrik ed Aelfwyne si allontanano nel bosco per provare a cercare degli Aretelium nei dintorni, mentre Vuduin e Lutholinnad decidono di rimanere nella grotta, nel caso il piccolo uomo dovesse rifarsi vivo.
Così succede: Mendlewort, ancora una volta esce inaspettatamente dal suo rifugio, presentandosi come esperto mago, sapiente alchimista ed erborista. Quando Lutholinnad ribadisce il motivo per cui sono lì, il piccoletto si offre di vendere loro 20 dei funghi di cui hanno bisogno per 30 MA, una abbondante scorta di cibo e 50 preziose bacche che gli serviranno
per i suoi esperimenti. Lui ha timore di andare a raccogliere le bacche da sé, poiché il luogo in cui crescono è stato da poco occupato da una creatura spaventosa, a cui teme perfino di avvicinarsi.
Conclusa l’infruttuosa ricerca di Morwen, il gruppo accetta di comune accordo di raccogliere queste bacche per conto del piccolo Mendlewort, ed ottenere da lui i funghi e magari qualcuna delle sue “pozioni magiche”.
Ricevute le informazioni necessarie sul luogo dove poter trovare le bacche, dopo un’ora di cammino verso Nord, individuano il piccolo canyon roccioso in cui dovrebbero trovare le bacche. Addentratisi nel fitto sottobosco, denso di rovi e cespugli spinosi, Vuduin nota una figura enorme che li sta osservando dall’alto del canyon; un Troll imponente e minaccioso veglia sulle sue bacche, senza mostrarsi alla luce del sole, inizia stranamente a parlamentare con Aelfwyne. Gli concederà di prendere una piccola quantità delle sue bacche, ma vuole delle gemme oppure delle luccicanti monete d’oro come pagamento.
Il gruppo acconsente per evitare uno scontro non necessario, lascia così un cospicuo pagamento di 10 MO in cambio delle bacche e con circospezione si ritira, per tornare da Mendlewort. Il Troll, che si fa chiamare “Bùbu”, prende le sue monete e lascia andare gli intrusi senza creare problemi.
Dopo circa un’ora e mezza di cammino a ritroso, una spiacevole sorpresa coglie Vuduin ed i suoi compagni: non appena si affacciano sulla radura, vedono all’imbocco della caverna l’omuncolo Mendlewort parlottare e sorridere allegramente e soddisfatto insieme al gigantesco Bùbu. Sembrerebbe che i due siano in combutta ed abbiano giocato davvero un brutto scherzo ai poveri malcapitati.
Mendlewort ed il troll, non appena vedono il gruppo affacciarsi sulla radura, si ritirano in gran fretta all’interno della grotta ed attraversano l’apertura nel muro di ghiaccio, che comincia immediatamente a richiudersi su sé stessa. Dall’altra parte dello spiazzo, spinti dall’ira per il fatto di essere stati aggirati, tutti si gettano velocemente all’inseguimento per attraversare il passaggio prima che si richiuda definitivamente. Hjolrik arranca ed annaspa, la sua corsa è lenta, goffa, incespica e solo all’ultimo istante, afferra la mano tesa di Lutholinnad che lo trascina con uno strattone oltre la fessura.
Dietro di loro il solido muro di ghiaccio è ora completamente chiuso ed impenetrabile.
Sul filo di lana dunque tutti sono riusciti ad entrare nel passaggio e senza esitazione si addentrano nel tunnel che scende con un piccolo dislivello addentrandosi nella caverna, sperando di acciuffare i due furfanti.
Vuduin è fortunosamente allertato dal suo sento senso e passa indenne una fossa nascosta profonda circa 20 metri, scampando illeso alla trappola infestata dai ratti; percorsi pochi altri metri, lascia ora la testa della fila a Hjolrik, molto più a suo agio in questo tipo di ambiente. Il nano individua davanti a loro alcuni massi che bloccano il proseguo del tunnel, un vicolo cieco. A pochi passi, ai piedi dell’ammasso di rocce, si trova una piccola cassetta di legno poggiata su un piedistallo improvvisato costruito in legno: la cassetta è riempita per metà di sabbia e sulla sua superficie vi sono tre piccole sfere gialle allineate, mentre sul fondo sporgono due perni rossi in legno. Di fronte alla cassetta c’è un martello poggiato al suolo.

Hjolrik prova a toccare leggermente la cassetta con la sua ascia, ma non succede nulla.
Quale sia la funzione di questo oggetto o cosa nasconda, forse richiederà del tempo per essere scoperto.
