SESSIONE 56

20/10/2020, ANNO 448QE, Ninui (2)

Un po’ tutti si avvicendando approcciando al rompicapo in modo diverso, ma tutti con la speranza di capirne la funzione o chissà quale diavoleria possa nascondere. Dopo molto tempo e molti tentativi infruttuosi, Aelfwyne decide di utilizzare il martello per spingere i due cilindri rossi verso il basso all’interno della cassetta e della sabbia. Assestato l’ultimo colpo, uno dei due cilindri fuoriesce dal fondo; immediatamente qualcosa si muove tra le rocce ammassate: una pietra che appositamente teneva in piedi l’intero cumulo di rocce in equilibrio precario, viene tirata via dalla rimozione del cilindro, causando una reazione a catena che causa una tremenda frana di rocce proprio addosso a quelli più prossimità. Aelfwyne e Vuduin scattano agilmente indietro, subendo poche ferite superficiali, invece Morwen viene colpita fortemente sulla gamba.

La cassetta è ora distrutta, sepolta dalla frana, ma il passaggio sopra di essa è sgombro ed è possibile proseguire oltre.

Dopo qualche decina di metri si imbattono in un acre odore di olio che investe le narici: una larga pozza di fluido nero si distende davanti per tutta la larghezza della caverna, mentre quattro torce accese sono sospese tramite dei sostegni sulle pareti, poco al di sopra della superficie dello specchio nero. Il sospetto che qualcosa possa far scattare una trappola è presto confermato, poiché Aelfwyne si accorge di una filo quasi trasparente, sottile e robusto come una tela di ragno, che percorre trasversalmente la carne a pochi centimetri da pavimento. Morwen scavalca quello che plausibilmente è l’innesco di una trappola e grazie alla magia riesce a camminare sulla superficie oleosa senza affondarvici. Prende così le torce ad una ad una portandole ai suoi compagni e rendendo dunque la trappola inerte. In realtà la pozza di olio è profonda pochi centimetri, quindi tutti gli altri possono ora attraversarla senza pericolo camminandovi dentro ed inzaccherandosi gli abiti di olio altamente infiammabile.

Ancora pochi passi, e quello che sembra davvero un luogo infernale per la quantità di trabocchetti e pericoli, rivela la prossima sorpresa: uno specchio d’acqua, un piccolo lago sotterraneo di circa 40 metri di lunghezza, si distende placido davanti a Vuduin. Una piccola formazione rocciosa, un isolotto, si erge al suo centro. Una barchetta a remi è arenata sulla sponda in cui arriva il gruppo.

Consci che nulla è come sembra in questo luogo sinistro, Aelfwyne esamina la barca ed il lago: l’acqua emana un forte odore ed i vapori causano bruciori nella gola, il fondo di legno della barca è quasi completamente consunto e con molta probabilità l’acidità dell’acqua è tanto corrosiva da essere pericolosa al contatto.

Morwen utilizza nuovamente la sua magia per camminare sull’acqua, ma nonostante la rapidità di movimento, il breve contatto con l’acqua causa la bruciatura delle sue calzature e qualche lieve ustione sulla pianta dei piedi. Aelfwyne e Vuduin, ancora dall’altra parte, attraverseranno utilizzando la barca uno alla volta.

Il primo, aiutato dal traino della corda di Morwen, attraversa velocemente ed indenne il piccolo lago, ma la barca è ora davvero mal messa a causa dell’acqua acida che ne sta corrodendo lo scafo.

Vuduin, a corto di opzioni, decide di tentare la traversata anch’esso utilizzando l’imbarcazione; a tre quarti del percorso le falle sono ormai troppe, l’imbarcazione inizia ad affondare e all’elfo non rimane altra scelta che saltare fuori, su una piccola zona asciutta sul bordo del lago. Gli ultimi metri dovrà percorrerli cercando di scalare le pareti calcaree della caverna.

Non sembrerebbe una prova impossibile poiché l’elfo è un buono scalatore e la superficie offre numerosi appigli. Un piede in fallo e Vuduin cade rovinosamente nel lago…l’acqua è bassa, ma la sua pelle inizia a bruciare terribilmente. Nuota velocemente verso la riva ed aiutato dai compagni si disfa velocemente di tutti i suoi vestiti, ormai inutilizzabili. Ha subìto bruciature su tutto il corpo ed anche l’armatura di cuoio è seriamente danneggiata, le provviste sono da gettare, ma nonostante tutto è riuscito a portarsi in salvo.

Si trovano ora in una stanza circolare, dominata da un buco al centro del pavimento, un buco oscuro e maleodorante. La grotta volta con un angolo deciso verso destra. Un flebile grido di aiuto proviene dal pozzo scuro. Morwen fa luce all’interno e vede sul fondo, 6-7 metri più in basso, un pover’uomo dall’aspetto malandato ed abbandonato probabilmente ad una terribile sorte di morte per stenti. Assicuratasi che non sia una minaccia per loro, riescono a tirarlo fuori con l’uso di una fune.

L’uomo riesce a biascicare qualche parola in Ovestron: dice di chiamarsi Yus’ath e chiede disperatamente dell’acqua. Aelfwyne scambia con lui qualche parola in Haradaico, visto che il prigioniero è chiaramente un uomo del profondo sud. Dice di essere stato ingannato dal Mendlewort, derubato di tutti i suoi averi e gettato in questa fossa. Dai resti umani che lo circondavano, si direbbe che non sia stato il solo a subire questa stessa sorte.

Yus’ath

Il gruppo non esita comunque a prestargli soccorso: Morwen lo disseta, gli offre del cibo e perfino il suo pugnale affinché possa difendersi ed aiutarli fino a trovare l’uscita oppure il loro aguzzino, lo spregevole nanerottolo.

Proseguendo lungo l’unica via possibile, la caverna è infestato di ragnatele, che Vuduin e Yus’ath bruciano con l’aiuto di una torcia. In fondo, prima che la caverna svolti di nuovo verso destra, un gigantesco ragno, giace al suolo trafitto da un lungo pugnale (vedi Pugnale Elsa Nera).

Pugnale Elsa Nera

L’arma viene estratta dal corpo dell’aracnide da Aelfwyne: è davvero un’ottima arma, ben bilanciata, con elsa e lama lavorate in metallo nero. Il guerriero lo lancia a Yus’ath con la speranza che possa essergli di aiuto nel proseguo di questa caccia.

Ciò che non è ancora chiaro, è se loro siano le prede o i cacciatori….

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