SESSIONE 66

29/12/2020, ANNO 448QE, Ninui (2)

Messo da parte ogni indugio, il gruppo decide di portare a termine il compito e cacciare la bestia fino al suo covo. Superato il ponte in legno, salgono il pendio che si inerpica verso la sommità delle colline rocciose, simile ad un passo montano, stretto e angusto.

La creatura riappare volteggiando sopra le loro teste, silenziosa e non vista, scaglia una salva di aculei velenosi verso di loro. In tre sono colpiti e debilitati dalle ferite e dal veleno che penetra la loro carne e muscoli.

Inafferrabile, letale e temibile, il gioco mortale della bestia sta consumando le energie fisiche e mentali del gruppo poco a poco…

Yus’ath è ancora una volta tenuto in vita per i capelli da un intervento di Morwen e alla sua preziosa acqua elfica, ormai quasi esaurita, poiché la Dúnadan deve utilizzarne una dosa anche per se stessa questa volta.

Proseguendo lungo il sentiero tortuoso, questo si apre su una sorta di anfiteatro naturale, circondato da una parete rocciosa alta 20-25 metri. La conformazione naturale è il luogo ideale scelto dal mostro come suo rifugio ed è qui che tenterà strenuamente di difendere il suo territorio dagli intrusi.

Il combattimento si protrae per altri lunghi e interminabili minuti, con la creatura che sorvola, scaglia attacchi a distanza con i suoi aculei e scompare di nuovo alla vista. Yus’ath tenta d’incenerirla scaturendo un Muro di Fiamme magico, mentre Lutholinnad e Vuduin lanciano in vano delle frecce da lunga distanza.
Questa atterra infine a pochi passi dal gruppo, caricando con ferocia verso l’haradrim.

Dopo averlo morso, si prepara ad avventarsi su Lutholinnad a pochi passi, ma è a questo punto che Morwen decide di utilizzare la Pietra del Sole (Tesori ed Oggetti Magici) in una mossa disperata, poiché l’incantesimo colpirà tutti coloro che si trovano nelle sue vicinanze. La sua speranza è che la bestia abbia la peggio…

L’intero gruppo è abbagliato e accecato dal potente lampo di luce che scaturisce dall’oggetto magico, tutti escluso Vuduin, che più distante si era spinto in avanscoperta. Questa occasione propizia gli concede l’occasione di mettere a segno un colpo preciso con la sua freccia, mentre anche Yus’ath e Lutholinnad, cercano nonostante lo stordimento causato dal baleno di luce di colpire il mostro.

Disperatamente la creatura, stordita, confusa e attaccata da più lati cerca disperatamente di spiccare nuovamente il volo. Quando sembra ormai persa, Aelfwyne corre e spicca un balzo allungando Gordur nell’aria in un fendente guidato dal suo puro istinto più che dalla vista.

La lama saetta e con precisione chirurgica trancia quasi di netto la zampa posteriore della bestia, ormai quasi completamente in volo. Il fiotto di sangue rosso vermiglio spruzza sulla neve e la bestia cade pesantemente al suolo, in un ultimo rantolo terribile e sommesso.

Sconfitta e sanguinante, la sua sofferenza viene interrotta con magnanimità da Aelfwyne, che affonda la punta della lama nella tempia del mostro. In fondo forse anche lei altro non era se non una vittima della mente malvagia che l’ha partorita.

Vuduin colleziona un altro macabro “trofeo” dalla creatura morta ovvero la sua lunga coda acuminata. Anche questa volta il gruppo osserva sulla pelle del mostro i numerosi marchi impressi a fuoco: i segni geometrici sono simili se non identici a quelli trovati sull’altra creatura che sembrano formare uno strano e complesso linguaggio sconosciuto, forse magico.

Acquisite le prove dell’uccisione, si dirigono verso il Cultirith in attesa alla base delle colline. Asenus è incredulo, ascolta con attenzione il racconto del gruppo, l’impresa di come hanno annientato queste bestie immonde e che ora si trova di fronte agli occhi. Porterà le teste recise al cospetto di Duchek e degli altri Cultirith come prova e come monito di ciò che è provenuto dalla dimora di Herubar Gûlar.

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