13/01/2021, ANNO 448QE, Ninui (2)
Proseguendo l’esplorazione delle segrete, il gruppo trova una stanza che era probabilmente una sala termale, adornata da mosaici ormai malandati con al centro una vasca interrata colma di acqua ora putrida. Proseguendo oltre, scoprono una insolita stanza inondata da una luce abbagliante, calda e pacificante. Yus’ath la identifica immediatamente come una sorgente di luce magica; un rapido sguardo alla sorgente luminosa e la volontà di colui che guarda è rapita per un tempo infinito. Aelfwyne apre leggermente la porta per tentare di capire cosa vi sia aldilà, ma senza scampo rimane incantato e ipnotizzato dalla luce per interminabili attimi. È solo grazie all’intervento di Morwen che lo tira indietro e sbarra la porta davanti a lui, che non rimane ammaliato ed intrappolato dal sortilegio.
In fondo al corridoio trovano infine un’altra solida porta chiusa in legno e rinforzata in bronzo. Questa volta l’incisione in Dunael all’ingresso della soglia non lascia spazio a dubbi; il seguente avvertimento è inciso a chiare lettere:
Una volta dentro, il saggio non si fermerà;
Perché il pericolo sarà difficile da parare.
Abbandonata rapidamente l’idea di entrarvici, il gruppo trova finalmente delle scale che salgono nel buio e decide così di allontanarsi da questo livello.
Il piano superiore è composto da una serie di stanze comunicanti tra loro, ognuna di queste infestate da ogni sorta di aspidi, ragni, lucertole e pipistrelli velenosi, di varie specie e dimensioni. Uno zoo terrificante e pericoloso, dove purtroppo Yus’ath viene morso ripetutamente al braccio da una di queste lucertole. Il veleno rilasciato dal morso fa effetto rapidamente e l’haradrim perde l’uso del braccio sinistro a causa di una paralisi muscolare.
L’ultima grande stanza del piano cela una sorpresa “dormiente”: una grande bestia, un incrocio contorto tra vari animali, dotata di grandi ali piumate, la testa di un rapace ed il corpo di un leone, con gli artigli di un’aquila, giace addormentata ed intrappolata in una gabbia nel centro della sala.

Vuduin, che era entrato di soppiatto messo in allerta dal rumore udito oltre la porta, decide saggiamente che la cosa migliore da fare sia lasciare la creatura indisturbata chiudendo la porta dietro di sé. La rampa di scale con cui sono arrivati sin qui prosegue al piano superiore, così la decisione unanime è di andare oltre, verso i piani superiori di Herubar Gûlar.
Giunti al piano ed abbandonate le scale, proprio di fronte a sé, Vuduin scorge una stanza di medie dimensioni, letteralmente invasa da una vegetazione lussureggiante, quasi tropicale, dove ogni sorta di erba, pianta rampicante ed arbusto, trova il suo habitat ideale. In mezzo alle foglie, ignaro dei visitatori, un umanoide dal corpo contorto, la testa deforme simile ad un avvoltoio ed il busto ricoperto da piume, è intento a raccogliere alcune piante.

Il tentativo di mettere fuori combattimento l’umanoide senza che questi possa lanciare un allarme è piuttosto goffo: nell’avvicinarsi Aelfwyne fa un baccano incredibile mandando a monte il tentativo di avvicinamento, infatti l’essere lancia un gracchiante grido di aiuto “Intrusiiiiii, Intrusiiiiii !!!” prima di cadere trafitto dalle armi del gruppo.
Troppo tardi, troppo rumore. La porta di uscita dalla stanza è aperta e una voce calma e tranquilla proviene dalla stanza adiacente:
“Avvicinatevi, venite ospiti miei, non restate nascosti oltre, vi sto aspettando”.
Entrati, lo spettacolo che si presenta è nauseabondo, tanto che causa agli avventurieri un conato di vomito impossibile da trattenere: la stanza, oscura ed illuminata da sole poche torce e candele, presenta innumerevoli tavoli di legno sporchi di sangue, più o meno fresco, un paio di corpi smembrati ed arnesi chirurgici, ovverosia un vero e proprio laboratorio degli orrori.
Intorno ad un tavolo un uomo all’apparenza vestito come un comune viaggiatore, insieme ad un uomo-avvoltoio, sono intenti nelle loro disgustose operazioni sopra il corpo di una povera donna, o quel che ne rimane, visto che il busto inferiore è tranciato di netto e le viscere hanno inzaccherato il pavimento. L’uomo ha una spada ed un lungo flauto che pendono dalla cintura sul fianco.

Un enorme lupo dal pelo folto e bianchissimo, in fondo alla stanza, si drizza sulle zampe e mostra minaccioso i suoi denti da squalo bianco non appena gli intrusi entrano nella stanza. Una donna calva siede poco lontano dai primi due, intenta a giocherellare con un coltello.
“Bene siamo tutti. C’è Morwen, Lutholinnad….ed il mio amico Niluben”.
Prosegue l’uomo accennando verso Aelfwyne. Lo chiama più volte ‘amico mio’ e gli intima gentilmente di avvicinarsi a lui per riabbracciarlo.
Nessuno di loro, non Aelfwyne né tantomeno le due ragazze ricordano però di averlo mai visto prima ed il suo volto non è assolutamente famigliare. Yus’ath chiede chi lui sia, lo chiama Turlin e l’uomo annuisce con compiacimento:
“Si, mi piace usare quel nome presso gli uomini dell’Ultimo Ponte”.
La mano scivola verso il flauto e lievi parole, come un soffio di vento fuoriescono dalle sue labbra, accompagnati da leggeri movimenti della mano. Vuduin scatta, scoccando senza indugi una freccia che colpisce in pieno Turlin, mentre Morwen pronuncia il suo incantesimo di Blocco. La melodia di Turlin inizia lentamente ad inondare la sala ed avvolgere come miele le orecchie dei presenti.
Il gigantesco lupo bianco, inferocito dall’attacco dell’Elfo verso il suo padrone, si scaglia verso Vuduin con un balzo fulmineo: il morso è potente e l’osso di Vuduin si spezza con un dolorosissimo ‘crack!’, costringendolo a lasciar cadere a terra l’arco.
Lutholinnad prova a placare la bestia iniziando ad intonare un Canto di Pace, mentre Yus’ath scarica un dardo di energia diretto a Turlin il menestrello.
Aelfwyne, forse ha intuito il motivo per cui l’uomo conosce le ragazze e per cui lo ha chiamato Niluben. Si dirige verso di lui a grandi passi, con decisione e determinazione. Sollevando Gordur in aria, assesta senza esitazione un preciso fendente diagonale che cala dall’alto verso il basso su Turlin, aprendo un profondo squarcio e disegnando una sanguinante virgola rosso carminio tra le carni del suo petto.

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