15/06/2021, ANNO 448QE, Ninui (2)
Al chiarore delle stelle Aelfwyne si frappone coraggiosamente contro uno dei due Warg, che ferocemente azzanna e colpisce il guerriero, la cui difesa è però solida, nonostante la recente disabilità: il suo orgoglio ferito ruggisce e le sue abilità con la spada compensano la perdita parziale delle sue capacità visive.
Yus’ath mette subito a dormire con un incantesimo di Sonno uno degli Orchi che montano i Warg e scaglia dardi di energia contro il lupo infernale. Ma mentre gli orchetti cadono facili vittime dei loro colpi, i Warg sono nemici terribili e di tutt’altra pasta. La loro pelle spessa e coriacea, gli artigli acuminati, le fauci assetate di carne possono facilmente sopraffare le difese del gruppo.
Nonostante gli sforzi profusi da tutti, i Warg subiscono lievi ferite ed i loro attacchi non accennano a scemare in intensità. Lo scontro è appeso ad un filo ed un colpo ben assestato potrebbe cambiarne l’esito in un senso o nell’altro. Morwen tenta di arrestare la foga dei nemici con incantesimi di Pace e Blocco, ma è colta di sorpresa dalla freccia un orchetto che sbuca indisturbato dalla boscaglia e la colpisce profondamente ad una spalla. Il suo urlo di dolore è acuto ed in pochi istanti si trasforma in un ruggito ferale: la donna lascia cadere a terra l’arco e le sue sembianze si deformano in quelle di un feroce mannaro.

La creatura Morwen-lupo ringhia minacciosamente verso i Warg, ululati, misti a quello che sembra un linguaggio gutturale completamente indiscernibile, fuoriescono dalle zanne digrignate, che mostrano denti affilati in senso di sfida. I Warg indietreggiano, intimoriti, chinano il capo irsuto in segno di sottomissione, la femmina dominante fa capire loro chi comanda. Nonostante gli incitamenti dell’Orco in groppa, entrambi i Warg dopo qualche istante di esitazione si danno alla fuga. Due orchetti sono uccisi rispettivamente da Lutholinnad ed Aelfwyne, mentre il terzo se la dà a gambe.
Morwen-lupo, tutt’altro che soddisfatta, si butta senza indugi sulle quattro zampe e si getta all’inseguimento del nemico in fuga, in preda ad una ferocia incontrollabile, scomparendo dalla vista dei compagni. Sembra potersela cavare bene, ma il suo destino è incerto: cosa accadrebbe se tornasse in sé nel bel mezzo di un combattimento con il nemico? Potrebbe sopravvivere? E se inseguisse i Warg fin dentro Cameth Brin? E se….
I dubbi sono tanti e le incertezze troppe per correre il rischio di lasciarla allontanarsi da sola. Alla luce di queste sagge riflessioni i suoi compagni decidono di tentare a loro volta un difficile ricerca.
Seguendo facilmente le tracce per qualche centinaia di metri, Vuduin ritrova il corpo dell’orchetto sventrato e rivolto a terra in una scena ributtante; proseguendo oltre, trovano più in là il corpo del secondo Orco che ha subito una simile sorte, ma a questo punto le tracce si dividono. Seguendo quelle che a rigore di logica sono le tracce lasciate da Morwen-lupo, ritrovano la Dúnadan accasciata e incosciente nella neve fresca, gelida al tatto. Aelfwyne si preoccupa immediatamente di coprirla e di riscaldarla, tenendola al sicuro tra le sue braccia.
Insieme decidono che quello è il posto dove inevitabilmente dovranno trascorrere il resto della notte, sperando di avere il tempo di recuperare un po’ di forze.
L’indomani, sotto una cupa coltre di nubi cariche di neve, gli avventurieri si dirigono verso Cameth Brin, nel nuovo tentativo di trovare un indizio, un passaggio o qualsiasi altro dettaglio possa essergli sfuggito durante la prima incursione. Morwen ed Aelfwyne convincono gli altri che una relazione deve esserci tra il sogno avuto a seguito dell’incontro con Galion (vedi SESSIONE 61) e la situazione che si trovano ora a dover affrontare.
In particolare si concentrano sulla seconda parte del loro sogno:
“Dopo un attimo tutto cambia ed i due si ritrovano ai piedi di una parete rocciosa, ora davvero imponente. C’è un pilastro squadrato alto quasi cinque o sei metri, un enorme masso che spunta dal terreno, proprio alla base di Cameth Brin. Tutto è immerso nella nebbia più fitta e non si riesce nemmeno a capire quanto sia alta la parete e neppure se sotto ci sia del solido terreno o meno, mentre il cielo buio è rischiarato solo dalla Luna. Eliacar questa volta resta fermo per lungo tempo, poi tutto comincia a diventare scuro… sempre più scuro”
Morwen resa Invisibile da un sortilegio lanciato da Yus’ath, può aggirarsi indisturbata alle pendici dello sperone di roccia ed esaminare con calma e attenzione i ruderi del villaggio di Tanoth Brin. Lontano dal sentiero che conduce al portone principale, nascosto ad occhi indiscreti, un muro sollevato a ridosso della parete di roccia attira la sua attenzione. A ridosso della parete il terreno è molto impervio e ci sono molte minuscole vallette, affossamenti ed avvallamenti, luoghi ideali dove attendere rimanendo nascosti. Un pilastro, che apparteneva ad una antica torre di guardi caduta, si erge imperterrito ed in questo Morwen riconosce esattamente il luogo che gli apparve in sogno, ma le sue speranze di una veloce sortita si infrangono contro la roccia del monte.
Non c’è assolutamente nessun passaggio.
La parete è solida, resti di una battaglia del tempo che fu, giaccio indisturbati sotto la terra e le sterpaglie: resti umani, ossa, armi, lance ed elmi, memento di un massacro che appartiene ormai ad un’altra era. Ma il muro non nasconde alcun passaggio segreto, porta, botola o nulla che possa far pensare che esista un accesso segreto alla rocca soprastante.

Non potendo fare molto di più Morwen si riunisce al gruppo, in attesa nascosto nella boscaglia e gli comunica con un filo di delusione le sue scoperte ed il vano tentativo di trovare un fantomatico accesso segreto.
