SESSIONE 87

14/07/2021, ANNO 448QE, Ninui (2)

Morwen torna dai compagni, con la notizia che nella parte opposta a dove si trovano loro c’è una uscita dalla caverna. Il tunnel prosegue e termina poi con una breve scalinata che conduce ad un secondo tunnel ben rifinito ed infine un ponte di pietra che attraversa una profonda gola: sfortunatamente il ponte appare crollato in due punti.

Fastitocalón

Nel frattempo la tartaruga si scuote dal suo torpore, attirata dai rumori e dalla presenza di creature viventi. Solleva la testa con lentezza, scruta in direzione degli intrusi, puntandogli contro i suoi grossi occhi bianchi, per poi adagiare di nuovo stancamente la testa sullo scoglio. Morwen, prevede che lo scontro armato contro l’essere potrebbe essere troppo anche per loro questa volta, poiché il nemico è formidabile e a causa del lago colmo di acqua bollente, il terreno di sfida sarebbe completamente a loro sfavore. Decide dunque di provare a “comunicare” tramite la magia con la creatura. Intona un incantesimo di Zoolingua e si fa avanti fiduciosa sulla piccola spiaggetta.

La Dúnadan approccia con la dovuta reverenza l’antico animale esaltandone la saggezza e la potenza, e di come essi stessi la ammirino e la rispettino; accenna a loro compito contro le schiere del male e le creature di Morgoth. Questo attira l’attenzione della tartaruga, che nella sua flemmatica parlata, dice di disprezzare Morgoth e i suoi figli, portatori di morte, sventure e squilibri nella natura.

“Lei”, così si autodefinisce l’animale, vuole però saggiare l’animo e gli intenti del gruppo intero e soddisfatta solo in parte dall’adulatorio eloquio di Morwen, invita i suoi compagni a farsi avanti e mostrare il loro cuore a Lei.

Il guerriero, il cui nome tra gli uomini è Aelfwyne, dal canto suo metterà la spada ed il coraggio al servizio della luce di Eru, e così dicendo brandisce fiero Gordur e mostra l’occhio perso in battaglia, strappato via da un odioso Troll: un sacrificio enorme per questa lotta eterna, che viene apprezzato e lodato dalla tartaruga.

Vuduin, porta in dono gemme, pietre preziose e gioielli, che da sempre attirano l’attenzione dei Fastitocalón e che amano farne collezione nelle più svariate forme e colori. Con la creatura condivide il privilegio e la condanna di una vita eterna, ma l’elfo è ancora troppo giovane per capire a fondo di cosa si tratti e quali ne siano le conseguenze. Il dono è molto apprezzato dall’animale, il quale comprende che questi uomini sono disposti anche a rinunciare a preziose conquiste pur di portare a termine la loro missione contro il male.

Infine, dal fondo del tunnel si fa avanti Lutholinnad che porta con sé anche il piccolo cucciolo di uomo, Gwal: l’Elfa porta in dono alla bestia, isolata e sepolta in questo antro da secoli, la dolce musica del flauto di Lhîrthross (N. “Poesia Sussurrante”, vedi Tesori ed Oggetti Magici). Una melodiosa canzone si diffonde in quella caverna buia come un teatro naturale, una canzone che narra di come una tartaruga aiutò un gruppo di valorosi nella loro impresa per la giusta causa, e li trasportò sulla riva opposta dello specchio d’acqua.

La canzone è talmente coinvolgente ed eseguita con la maestria che si addice all’Elfa, che Lei socchiude gli occhi ed inizia ad ondeggiare lentamente il suo testone a ritmo di musica, chiedendo infine di ripetere ancora, ancora e ancora quelle melodiose note.

Al fine dunque propone di “giocare” con il bimbo di cui ne intende saggiare l’arguzia e la scaltrezza di mente, e tirandosi indietro per non spaventarlo, lo interroga così:

Gli uomini vi camminano sopra,
gli uomini vi camminano sotto,
bensì in tempi di guerra può essere bruciato…

L’indovinello coglie di sorpresa il piccolo Gwal che attonito cerca aiuto dalla sua tutrice, che a sua volta si rivolge interdetta ai compagni. Nessuno ha però capito l’arcano indovinello se non Lutholinnad che suggerisce la risposta “la terra” all’amica. La tartaruga sembra indispettita e delusa poiché la risposta corretta era “il ponte”, ma nella sua grandezza e presunzione, immagina che da questi piccoli esseri, che vivono da poco più tempo di un battito di ciglia, non ci si possa aspettare una risposta ad una domanda tanto complessa. Propone così un quesito più semplice e suggerisce di attingere alla saggezza dei loro compagni più antichi e nobili, i due Elfi:

Ve ne è solo una in un minuto,
ma due in un momento
ed assolutamente nessuna in un secolo…

Questa volta quasi tutti all’unisono capiscono che la risposta esatta è la “lettera m”, e così facendo si guadagnano definitivamente il rispetto, la fiducia e cosa più importante, l’aiuto del Fastitocalón. Lei fa salire tutti loro sul dorso, in cima al grosso carapace e li traghetta dolcemente e senza troppi scossoni sulla riva opposta, per poi immergersi e scomparire alla vista.

Dopo una pausa e qualche ora di sonno per recuperare le forze per procedere, il gruppo segue Morwen, che li conduce senza altri intoppi al ponte di pietra.

Lutholinnad propose di formare una cordata, legarsi gli uni agli altri e saltare il baratro: infatti le spaccature sono poco più larghe di un metro e mezzo e sicuramente meno di due. Non dovrebbe essere una impresa impossibile.

Giunta sul ciglio del ponte e pronta al balzo, osserva un dettaglio che era sfuggito dapprima ad uno sguardo veloce e disattento: nella parte centrale del ponte la superficie in pietra è decorata da file di lastre in pietra più chiara, di circa 1,5 metri per lato, che formano una trama lineare e ben definita, con incisioni nell’antico linguaggio runico dell’Anghertas Daeron. Attingendo alle sue sopraffini conoscenze del Khuzdul, Lutholinnad riesce a tradurre quasi completamente le rune; una di esse è però difficile da associare al loro linguaggio corrente ed intuisce che forse si tratta di una versione più remota rispetto a quella da lei studiata.

Ponte in pietra dentro Cameth Brin

Di fronte all’ennesimo rompicapo, il gruppo si interroga su come dirigere letteralmente i passi successivi.

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