14/09/2021, ANNO 448QE, Gwaeron (3)
Il corridoio termina dopo circa venti passo in una larga porta a doppia anta, che una volta aperta, conduce ad una piccola anticamera, dove trovano una seconda porta sulla sinistra in legno rinforzata in bronzo che riporta una scritta incisa in vecchie rune naniche. Lutholinnad legge ed interpreta l’antica scrittura per il resto del gruppo:
“Beati coloro che sono nati per sopportare la ferita di ogni spina.
Beati quelli che hanno le parole giuste, per accogliere il significato dietro ogni rosa.
Siano benedetti quelli che hanno il coraggio di godere del valore di ogni petalo.
Perché otterranno un dolce sollievo dalla benedizione, quando è chiaro il significato di ogni foglia.”
La criptica sentenza viene per il momento ignorata, visto che la porta risulta bloccata dall’interno, ed al di là si odono delle voci neanche troppo basse di alcuni orchi. Il gruppo fallisce nel tentativo di avvicinarsi all’ingresso silenziosamente, così che la voce di uno degli orchi interroga con fare minaccioso, gridando dall’altra parte del massiccio portone. Riceve la risposta dell’Hobbit Goffredo, che però non viene capito dal pelle verde.
Questi viene avvisato di lasciare immediatamente l’area perché l’accesso alle prigioni è vietato persino a lui.
Contando più sulla sua insistenza e petulanza che sull’eloquenza, il piccolo uomo riesce a farsi aprire: una mano enorme spunta dalla porta socchiusa, lo afferra per il bavero e lo trascina dentro sena troppi complimenti. L’hobbit è sbattuto al muro da uno dei due orchi e viene interrogato in malo modo per la sua impertinenza. Il dialogo stenta a decollare, dato che nessuna delle due parti riesce ad intendere il linguaggio dell’altra; così la tensione sale e Goffredo sbattuto a terra urla per il dolore. Gli orchi sghignazzano tra loro, felici per il passatempo appena entrato dalla porta. L’hobbit tenta di fuggire sgattaiolando per aprire la porta a pochi passi, ma il tentativo fallisce, provocando ancora di più l’ira dell’orco. Le risate si tramutano ben presto in ghigni omicidi.
I compagni sentono che qualcosa di nefasto sta accadendo e la situazione per il piccoletto potrebbe mettersi davvero male. Morwen dall’esterno alza la voce, intimando in Lingua Nera di farsi aprire, altrimenti dovranno affrontare l’ira di Grignak. L’orco al comando, sorpreso ed intimorito nell’udire il nome del temibile Uruk-Hai, solleva Goffredo per il collo e tenendo la scimitarra piantata tra le sue scapole, comanda al compagno, un berserker con la testa interamente ricoperta da un elmo in metallo e pesantemente corrazzato, di aprire la porta e verificare.
Spalancata la porta, Il berserker viene immediatamente attaccato da Aelfwyne che irrompe nella stanza mentre Vuduin scocca una freccia verso quello che tiene l’hobbit. L’orco in comando resiste al dardo dell’elfo, poi schiva un colpo diretto al volto dalla spada corta di Goffredo, ed infine chiude facilmente il conto con l’hobbit: la sua scimitarra lo trapassa da parte a parte poco sotto il polmone destro, dopodiché lo lancia a terra come una bambola di pezza.
L’hobbit ha ancora pochi secondo di vita, la ferita inferta è potenzialmente letale e l’emorragia inarrestabile. La vista si annebbia e le voci si fanno confuse e remote. I suoi occhi si chiudono, persuasi di una morte ineluttabile.
Morwen senza preoccuparsi della sua stessa vita accorre nella stanza, si china verso di lui per cercare di salvargli la vita, ma così facendo si espone pericolosamente alla mercé dell’orco che incombe su di lei. Per sua fortuna è ben difesa dalla lama dei tumuli di Lutholinnad e dal resto della compagnia che in pochi secondi, ma non senza qualche grattacapo, uccide i due carcerieri.
La fortuna e meglio la previdenza, vuole che la Dúnadan sia in possesso di un raro e prezioso impasto di noci di Belan, che quasi miracolosamente arresta la perdita di sangue dalla ferita in meno di un minuto. Goffredo dovrà comunque stare immobile per le prossime ore per evitare che la ferita di riapra e per riaversi dallo shock. L’animista lo ha salvato da morte certa e questa sarà una esperienza che di certo non dimenticherà. “Forse giocare a fare l’avventuriero non è stata poi proprio una bella idea”, riflette l’hobbit, mentre visioni dell’idilliaco villaggio natale di Arceto gli scorrono veloci nella mente.
Guardandosi intorno con più attenzione Yus’ath individua nei quattro angoli bui della stanza altrettanti altari in pietra, ognuno dei quali sostiene un vassoio in marmo dove vi è un rosa di pietra dipinta in colore diverso: una gialla nell’angolo Nord-Ovest, una rossa a Nord-Est, una bianca a Sud-Ovest ed una bianca a Sud-Est.


Lutholinnad invece scopre che due delle celle sono occupate: in una trova una giovane ragazza delle colline, dall’aspetto minuto ma dallo sguardo fiero. Essylt, nipote di Cynbal, Tark della tribù dei cani-lupo e nella cella accanto Forgall, il vecchio storpio padre di Cynbal.
La ragazza accoglie con entusiasmo coloro che l’hanno sottratta alle grinfie dei carcerieri, mentre più restìo e privo di entusiasmo alcuno appare il canuto Forgall, che senza troppe remore esprime la sua scontentezza per il fatto che “l’antica alleanza” tra gli uomini delle colline e gli orchi possa essere messa a rischio.
Forgall
Gwal riabbraccia con affetto la cugina, gli racconta delle sue vicende, sin dal rapimento fino a quando è stato condotto di nascosto ad Herubar Gûlar e li tenuto prigioniero da Ar-Gûlar e Savra, per poi essere stato salvato da Morwen ed il suo gruppo. Essylt è certa che Cynbal mostrerà estrema gratitudine per aver portato suo figlio e nonostante la malcelata acredine che si avverte con il vecchio Forgall, la tribù gli sarà riconoscente per sempre.
Il racconto di Essylt conferma i sospetti che ormai diventano certezze per Lutholinnad e gli altri: la tribù dei cani-lupo si è vista costretta alla collaborazione con Gorga e gli Orchi, dopo che alcune donne e bambini sono stati rapiti e portati via, il figlio del capo tribù usato come ostaggio e la nipote ed il padre gettati nelle celle di Cameth Brin.
La situazione tra Gorga, Grignak e gli uomini delle colline appare davvero esplosiva.
