21/09/2021, ANNO 448QE, Gwaeron (3)
Prima di procedere oltre, Vuduin interpreta la scritta in nanico incisa sulla porta con l’idea che il colore di ogni rosa possa essere associato ad un sentimento umano e così suggerisce di mostrare reverenza verso i quattro altari pronunciando una parola dinnanzi ad ogni rosa. Dopo alcuni tentativi infruttuosi, Morwen sussurra la parola “Passione” mentre posa la mano sulla rosa rossa, Yus’ath pronuncia “Felicità” accarezzando la rosa gialla, Vuduin “Purezza” verso la rosa bianca ed infine Goffredo evoca la parola “Rispetto” sfiorando la rosa color pesca.
Una magica rugiada trasuda dai petali in pietra delle quattro rose per adagiarsi nel vassoio di marmo che le contiene; ognuno di loro riesce a bagnarsi le labbra con il poco liquido che miracolosamente è apparso. Coloro che si sono abbeverati a queste fonti incantate sono investiti da sensazione di benessere, pienezza, serenità, vigoria mentale e fisica anche oltre le proprie normali capacità. Yus’ath subisce invece uno scuotimento impressionate, che senza preavviso lo porta ad accasciarsi al suolo privo di sensi. Fortunatamente dopo qualche minuto rinviene, stordito e con il sangue che cola dal naso, ma ai compagni appare insolitamente scosso e mentalmente assente.
Superato questa situazione e visibilmente rinfrancati dalla scoperta, fatta eccezione per l’haradrim, il gruppo conclude l’esplorazione del piano scoprendo in un corridoio una scalinata che scende ripidamente per due metri verso una falsa porta ed un vicolo cieco. Scoprono che la scala nasconde una trappola tra gli gradini e delle botole azionate da una leva che una volta aperte, gettane il malcapitato nelle acque sulfuree del lago sottostante dell’Ureithel, dove il Fastitocalón può consumare il suo pasto. Morwen ricorda la promessa fatta all’antica creatura ed invita i compagni a trasportare i corpi degli orchi morti per gettarli in pasto all’animale.
Fatto ciò, Goffredo si dirige alle scale che conducono al piano superiore, quando un profondo suono del corno di battaglia degli Orchi risuona tra le pareti ed i corridoi di Cameth Brin. Temendo di essere stati scoperti, gli avventurieri si preparano alla battaglia, posizionandosi al meglio possibile per affrontare il nemico che si riverserà su di loro. Ma il tempo passa, i suoni di tamburi e di corni continuano a scandire i minuti che passano senza che nessuno scenda per venire a prenderli.
In realtà qualcosa sta accadendo ai piani superiori, dunque l’hobbit si avventura nelle Sale Principali della rocca.
La stanza del dormitorio dove sbuca la scalinata, appare ora abbandonata, poiché gli orchetti si sono ammassati sulla soglia della sala del trono, in fondo al corridoio: stanno battendo le lance sul pavimento in granito scuro, con gran fragore di urla e parole incomprensibili: incitano a modo loro una zuffa che sembra da poco esplosa tra alcuni orchi e uomini delle colline.
Seduto stancamente sull’antico trono che fu dei re del Rhudaur, Grignak osserva divertito la scena affiancato dalle sue guardie Uruk-Hai.
La rissa prosegue tra pugni, spinte, colpi alle spalle ed ossa rotte, ma più di uno degli uomini, soverchiati dalla prepotenza fisica degli orchi, sta già pensando di mettere mano alle armi.

Grignak
