31/08/2021, ANNO 448QE, Gwaeron (3)
Con estrema cautela il gruppo procede addentrandosi nel sotterraneo, guidati dalla luce magica di Morwen. Si dirigono nel corridoio da cui sono provenuti i due nemici, addentrandosi in quartieri caratterizzati da una serie di celle oramai in disuso.
Una grossa traccia di sangue sul pavimento attira la loro attenzione e seguendola, conduce il gruppo ad una cella in cui un uomo morto giace riverso a terra; è vestito perlopiù in pelli e sembra un selvaggio della regione. Due profonde ferite sulla schiena hanno messo fine alla sua esistenza. Lutholinnad ipotizza che possa essere un prigioniero trucidato oppure un evidente segno che gli screzi tra Orchi e gli uomini delle colline stiano raggiungendo un livello di guardia.
Nella parte opposta delle celle, un largo corridoio prosegue verso nord ed una porta a singola anta si apre su una parete. Aelfwyne invita i compagni a entrare ed esplorare quella zona: una piccola stanza funge anticamera dove si aprono altre due porte. Percepiti dei rumori al di là di essa, la lama di Gordur riluce di un magico blu intenso.
Il gruppo rompe ogni indugio e spalanca la porta, con Aelfwyne che irrompe all’interno di una seconda stanza. Due grossi orchi tendono un agguato al guerriero: una grossa mannaia a due mani gli apre una profonda ferita sull’avambraccio, quando il secondo orco abbatte il suo pesante randello sull’altro fianco.
Lo scudo di Aelfwyne va in frantumi e gli salva il braccio da una sorte peggiore, mentre i compagni tentano di impegnare i due orchi con incantesimi e lancio di frecce. Yus’ath innalza un muro di fiamme magico che consente ad Aelfwyne, gravemente ferito ed accerchiato, di indietreggiare nell’anticamera e ricompattarsi con i compagni.
Chiudendo il pugno, Yus’ath termina l’incantesimo e l’assalto riparte, questa volta con Morwen che si getta nella mischia insieme all’amico guerriero.

Improvvisamente un piccoletto vestito con abiti sgargianti che impugna una piccola spada corta, sbuca dal nulla alle spalle di Yus’ath. Indossa un cappotto color verde scuro, uno sgargiante bavero azzurro e un cappello a tesa larga che nasconde in parte il suo viso. Potrebbe essere scambiato per un bambino, se non fosse per il suo abbigliamento.
L’ometto, affascinato dalla magica di Yus’ath e completamente ammaliato dal sortilegio, esce ingenuamente allo scoperto e si rivolge all’haradrim “Ma..ma…ma, come hai fatto?”. Sorpresi, ma non intimoriti dal piccolo uomo, il gruppo si volta e capisce che l’hobbit non è al momento un pericolo per loro. Certamente non più dei due feroci orchi.
Ingaggiata in combattimento, Morwen porta i suoi attacchi che però sono deboli e non riescono a penetrare le difese dell’orco, ma consentono ad Aelfwyne di ingaggiare il secondo orco e sventrarlo con un fendente orizzontale all’altezza dell’addome, finito poi da una freccia di Lutholinnad che gli trapassa i polmoni. Per il secondo orco non c’è ora scampo: accerchiato e messo alle corde, viene prima addormentato da un incantesimo di Sonno da Yus’ath, e poi finito senza remore dalla spada dei tumuli di Lutholinnad.
Sconfitti i nemici e sbarrata la porta dietro di loro, Morwen e Yus’ath, inquisiscono il nuovo arrivato: Goffredo di Buglione, questo il suo nome, racconta di come fosse stato avvicinato da Astash nel suo villaggio natale di Arceto per servire il comandante Gorga, impegnato in una ricerca nella regione del Rhudaur. L’hobbit, noto per la sua abilità ed intraprendenza nella piccola comunità, si unì senza indugi al gruppo, attirato da una lauta paga e da avventure che lo avrebbero reso famoso in tutta la contea di Brea, ma ignorando che si sarebbe trovato di lì a poco invischiato in un gruppo di feroci orchi e selvaggi Dunlandiani.
Ora si ritrova suo malgrado al soldo di Gorga nella ricerca di un fantomatico “tesoro”, maledicendo sé stesso e con il solo desiderio di defilarsi da questa situazione. Ha visto e toccato con mano la ferocia di Gorga, Grignak ed i suoi Uruk-Hai, quindi a ragione teme che essendo a conoscenza di tanti dettagli…. potrebbe non essere così facile lasciare Cameth Brin tutto d’un pezzo.
Goffredo vede nel gruppo una possibilità d’uscita da questa scomoda situazione nel quale si è ingenuamente cacciato, mentre gli avventurieri intravedono in lui una importante risorsa che potrebbe avere delle informazioni cruciali sulle prossime mosse del nemico. “Se quel che ha raccontato corrispondesse al vero…” pensò tra sé e sé Yus’ath, che tra tutti sembra essere il meno convinto della rocambolesca e poco probabile storia dell’hobbit.
