23/03/2021, ANNO 448QE, Ninui (2)
Il caos e la confusione prendono il sopravvento, poiché Aelfwyne viene morso in pieno petto da una Lámia, che affonda le zanne quasi fino a perforare i suoi polmoni. Con un ultimo strenue sforzo frappone lo scudo tra le fauci e la sua stessa vita e spinge via la bestia dal suo petto, evitando la lacerazione fatale. Infine si accascia a terra svenuto.
Al centro della stanza non va molto meglio per Lutholinnad, che deve far fronte al calore ustionante della Lámia che si dimena in modo schizofrenico in preda al furore ed al dolore. I vestiti dell’elfa prendono fuoco e come se non bastasse un morso della Lámia vicina, quasi le trancia il muscolo sotto al ginocchio. I suoi tentativi di contrattacco con la Lama dei Tumuli sono vani ed i fendenti colpiscono l’aria.
Yus’ath osserva con attenzione la situazione, cercando di ponderare con saggezza la sua prossima mossa. Osserva il potente anello infilato nel suo dito, i suoi compagni alla mercé del nemico e la scala verso la salvezza, a pochi passi di distanza. Corre dunque verso le scale a chiocciola trascinando con sé la vicina Morwen. Non potendo fare molto per il guerriero a terra, avverte comunque Morwen della sua caduta e allo stesso momento evoca grazie alla magia la formazione di acqua sul corpo di Lutholinnad in modo da spegnere le fiamme che la avvolgono. Dopo averla aiutata contro il fuoco, scaglia un magico dardo di acqua contro la Lámia, che colpendola violentemente la disorienta e consente all’Elfa di guadagnare istanti preziosi.
In fondo alla stanza Vuduin e la sua avversaria ingaggiano un accesso scontro, ma i colpi di entrambi sono perlopiù superficiali e portati in maniera inefficace, a causa dell’accecamento subito. Morwen si prende immediatamente cura di Aelfwyne e grazie ad un infuso che teneva pronto nella cintura, riesce a ridestarlo, ma non ad arrestare la copiosa emorragia.
La guardia di Morwen regge decisamente bene, ma la quarta Lámia riesce a penetrare le sue difese, sferrando un dolorosissimo morso al polpaccio della donna. Un fuoco di rabbia ed odio divampa dalla ferita, come se la Lámia avesse iniettato un veleno maledetto nelle carni; dilaga, gli investe le gambe, il petto e sale velocemente alla testa, annebbiandogli la vista, facendogli esplodere la testa, come se stesse bruciando arsa viva su un rogo. Il suo fisico reagisce, i muscoli si ingrossano a dismisura, la bocca si spalanca in un urlo disumano, la mascella si sloga con un disgustoso “craaaaack!!” per fare spazio a delle zanne affilate come lame che rapidamente crescono. Morwen si guarda le mani, e davanti agli occhi sconcertati ed orripilati dei compagni, lunghi artigli neri spuntano dalle dita, mentre una ispida pelliccia le ricopre la schiena ormai nuda e la pelle inspessita come il cuoio. Dopo pochi secondi, un famelico Mannaro alto più di due metri si gira e torreggia sulla Lámia…

«Mi sazierò delle tue carni».
Il Linguaggio Nero proferito dall’essere rimbomba con tono cupo nella stanza ed un’ombra di sciagura si abbatte su tutti loro.
Lutholinnad, l’unica in grado di comprendere fino in fondo quelle parole e quale terribile maledizione sia calata su di loro, è a terra impotente, appoggiata con la schiena al muro, pregando di poter rivedere ancora una volta la sua amica Morwen.
Il Mannaro fa scempio della Lámia di fronte a sé e dirige poi il suo sguardo verso la prossima vittima:
«Levati uomo, lasciami la mia preda» e così facendo balza oltre Aelfwyne, strappando, lacerando e dilaniando.
Grazie anche alla rinvigorita spada di Aelfwyne e Vuduin, le ultime due Lamie sono abbattute, ma il Mannaro si trova ora faccia a faccia con Aelfwyne, sovrastandolo in tutta la sua terrificante e ferale presenza.
Mentre Vuduin si allontana lentamente verso la scala a chiocciola, l’uomo abbassa lentamente la spada, ma non riesce a proferire parola. Gli artigli del Mannaro si alzano verso il collo di Aelfwyne, pronti a spezzarlo ed affondare nelle sue carni. Yus’ath prepara un incantesimo di Sonno Magico per tentare di addormentare la bestia nel caso la situazione dovesse precipitare.
Poco distante, le parole rassicuranti pronunciate in Lingua Nera da Lutholinnad, fanno breccia nella remota memoria del Mannaro. Si è vero, quell’uomo era qualcosa di importante per me…ed ora sono stanca, il pericolo è stato spazzato via, posso riposare, loro non sono una minaccia per ora…
Accasciata nell’angolo della stanza e riacquistate le sue sembianze umane, Morwen si ritrova nuda e zuppa di sudore, desta da un sogno terrificante, un sogno talmente vivido da sembrarle reale.

Tornata una quiete surreale e densa di interrogativi, le quattro casse vengono aperte dal gruppo: una quantità inverosimile di monete d’oro, argento e bronzo, la riserva di Ancalimon. Le sue ricchezze accumulate per anni, ora non hanno più nessun legittimo proprietario (i.e. 5000 MO, 70000 MA, 2000 MB, 50 MM).
Il gruppo lascia dei fondi cospicui a Thurl per ripopolare la rocca e stringere alleanza con i Cultirith di Duchek, poiché la loro intenzione è di diventare i nuovi signori di Herubar Gûlar.
Si lasciano dunque alle spalle la loro “nuova” dimora e dopo due giorni circa di viaggio verso Nord, superata una piccola catena di colline, sono in vista dell’altopiano dove un picco roccioso fa da piedistallo naturale ad una torre diroccata. Alla base i resti di un antico villaggio: per Aelfwyne e Morwen è immediato riconoscere il luogo che hanno visitato nei loro sogni.
Cameth Brin è ora a pochi passi da loro.
