25/05/2021, ANNO 448QE, Ninui (2)
Il gruppo si dirige verso Est, fino al limitare del boschetto che si stende dinnanzi a Cameth Brin. Quando ormai arrivano vicini alla roccaforte, a circa trecento passi, vedono che poco o nulla è rimasto del borgo di Tanoth Brin che sorgeva ai piedi della parete di roccia: ora infatti ci sono solo larghi prati innevati e qualche muretto in rovina qui e là, ruderi di case in pietra, resti di un villaggio fiorente. La torre di Tir-Barad-Tereg in cima allo sperone è quasi completamente collassata. A ridosso della parete il terreno è molto impervio e ci sono molte minuscole vallette, affossamenti ed avvallamenti, luoghi ideali dove attendere rimanendo nascosti. Attraversare la pianura tuttavia non sarebbe facile poiché Vuduin nota sulla parete di roccia di fronte a lui il sentiero che si inerpica senza alcuna copertura, e giunge serpeggiando fino all’ingresso della rocca: un portone in metallo è vigilato da due torrette in solida pietra a tre piani a base esagonale. Dalle feritoie e pertugi si intravedono di tanto in tanto dei movimenti sospetti.
Mentre la discussione prosegue sul cosa fare, il suono torvo di un corno rimbomba cupo nella vasta pianura, proveniente dalla direzione di Cameth Brin. Dopo qualche secondo il portone in metallo si apre e quattro figure umane ne escono, percorrendo il sentiero tortuoso in una corsetta blanda, scendendo fino al villaggio fantasma. Scomparsi alla vista tra le rovine, fuoriescono poco dopo, in direzione nord. Non sembrano aver notato il gruppetto di intrusi acquattati nel bosco.

Intuendo che si tratta probabilmente di una pattuglia, il gruppo lascia la cavalcatura ed Aelfwyne con il bambino Gwal ben nascosti nella boscaglia, mentre gli altri si affrettano per seguire da lontano i quattro uomini. Ad un occhio attento come quello di Vuduin non sfugge il loro abbigliamento da montanari: sono vestiti perlopiù di pelli e pellicce, armati di ascia o giavellotto, protetti da grandi scudi ovali in legno e vistosi elmi di bronzo che ricoprono metà del volto. L’aspetto non è certamente quello di guerrieri sprovveduti.
Il gruppo si mette sulle loro tracce, inseguendoli a debita distanza, per osservarne i movimenti. La pattuglia sta girando intorno al perimetro naturale della rocca, che alla base dell’imponete sperone di roccia si estende per svariati chilometri. Giunti alle spalle di questo, Vuduin e i suoi compagni decidono di tendere un’imboscata alla pattuglia, magari per catturarne qualcuno vivo ed ottenere informazioni.
Mentre si avvicinano di soppiatto, Vuduin vede che due dei guerrieri armati sono minacciosamente fermi in mezzo al sentiero con le armi spianate e con la coda dell’occhio fa appena in tempo a vedere un terzo uomo acquattato e pronto a scagliare il suo giavellotto. Trasformatisi da cacciatori in prede in pochi istanti, non gli resta altro che prepararsi allo scontro. Vuduin prepara l’arco ed avverte i compagni dell’imboscata, ma scivola e case rovinosamente a terra mentre si prepara a scoccare: il colpo che subisce è duro e lo stordirà per un minuto abbondante. Lutholinnad si avventa impavidamente contro l’uomo sul fianco pronto con il giavellotto, mentre Morwen si accinge ad affrontare da sola i due guerrieri che le vengono incontro preparando un incantesimo. Per sua fortuna Yus’ath è più veloce e più scaltro di tutti loro: contro la sua magia nulla possono le deboli menti dei due Uomini delle Colline, così i loro nerboruti corpi si afflosciano a terra addormentati ed inermi.
Del quarto uomo non vi è invece traccia alcuna.
Lutholinnad, rimasta sola, subisce una ferita di striscio al petto ed inizia a sanguinare, ma la Lama dei Tumuli fende l’aria velocemente e con rinnovato vigore, l’elfa mena un forte colpo trasversale all’altezza della gamba dell’avversario; questa viene tranciata di netto e l’uomo cade a terra morendo pochi istanti dopo tra indicibili dolori. Il silenzio cala per qualche istante, mentre Lutholinnad si dirige verso uno dei due uomini incosciente a terra, minacciandolo ed inveendo in Lingua Nero.
Gli solleva il mento, e con un movimento fluido, gli passa senza indugio il collo a fil di lama. Il sangue imbratta la neve. A grandi passi e poi accelerando di corsa si dirige verso il secondo. Vuduin a terra stordito assiste impotente, così come Morwen, che non può credere ai suoi occhi.
Yus’ath che stava perquisendo il corpo del secondo uomo, non fa in tempo a accorgersi di nulla, finché sente un fortissimo colpo al costato che lo costringe a rotolare a terra a qualche metro di distanza: l’elfa lo ha preso di sorpresa alle spalle e con un calcio violento sferrato in corsa, lo ha sbattuto al terreno. Solleva per il bavero il secondo uomo incosciente, alza la scintillante Lama dei Tumuli sopra la sua testa, e sferrando un colpo ferale trancia il collo del poveretto con un colpo netto e preciso.
Morwen si scuote e si getta infuriata verso la cara amica, caricandola di peso con il corpo e colpendola con calci e pugni. Lo stesso tenta Vuduin, ma le manovre di placcaggio ed immobilizzazione non funzionano. Lutholinnad è ora un animale, accerchiata e minacciata da coloro i quali hanno condiviso con lei tanti momenti di gioie e dolori. E’ messa alle corde.
La sua voce rimbomba nella testa di Morwen, tanto profonda e cupa che la Dúnadan non può resistere: “Dormi”, le viene intimato.
Vedendo cadere Morwen a terra al suo fianco, Vuduin inizia ora a menare colpi di spada, ma senza troppa convinzione. Il blocco psicologico è troppo forte, e l’animo dell’elfo troppo puro per colpire con violenza una compagna, una sorella.
Yus’ath dal canto suo, tenta in vano la via del dialogo, ma le orecchie dell’elfa sono sorde alle vuote parole dell’ Haradrim, anzi non fanno altro che irritarla di più. Il suo ego è fuori controllo e così Lutholinnad si prende gioco della resistenza mentale dell’uomo: “Metti a dormire l’Elfo, subito!”, gli comanda.
Yus’ath, ora volge i suoi incantesimi contro Vuduin, la cui volontà è però salda in questi momenti drammatici, ma non ancora per molto…
L’elfo tenta ancora di attaccare con spada e scudo, infligge ferite superficiali, fino a quando Lutholinnad ha la meglio anche su di lui, soggiogandolo con una parola di Comando ed obbligando entrambi ad essere delle marionette schiave della sua volontà.
Comanda Yus’ath e Vuduin di immobilizzare Morwen, mentre lei gli rovista nello zaino e si impossessa dell’ultima preziosa dose di Acqua Elfica; cura le sue ferite ed arresta la perdita di sangue che da li a poco l’avrebbe mandata al tappeto. Comanda dunque di svegliare la compagna, istruendo Vuduin e Yus’ath sul come mentire a Morwen, spiegando che l’uomo è morto accidentalmente e che i veri nemici sono altri. Tutti loro, sciocchi ed ottusi, non avrebbero dovuto rivoltarsi così violentemente contro di lei, ne tanto meno aggredirla. Lei che sa sempre è il faro di questa difficile impresa.
Vuduin e Yus’ath fanno del loro meglio per convincere l’incredula Morwen, che tenuta bloccata a terra, assiste a una scena completamente surreale.
Liberati infine i compagni dalla sua oscura malia, Lutholinnad invita i compagni a togliersi di mezzo e tornare da Aelfwyne, poiché la zona è compromessa e sarebbero in questo momento facili bersagli per un attacco nemico. Morwen e gli altri la assecondano, fuggendo a gambe levate, preoccupati di mettersi al sicuro ed affrontare la questione in seguito…
