SESSIONE 81

11/05/2021, ANNO 448QE, Ninui (2)

Usciti dal covo e messi al sicuro i feriti gravi Nari e Digor, gli altri si preparano a stanare l’ultimo Troll.

Mentre ognuno affila le proprie armi, Aelfwyne interroga Lutholinnad su cosa sia accaduto dopo il suo allontanamento.

L’Elfa è rammaricata e timorosa nel raccontare che dopo aver attirato uno dei vagabondi lontano dalla tana e aver combattuto con lui, riuscendolo a ferire a morte, un evento sovrannaturale ed inaspettato l’ha colta di sorpresa: una sfera di oscurità è apparsa dal nulla a qualche decina di metri da lei, ha inghiottito tutto ciò che la circondava e senza preavviso gli è letteralmente volata incontro come una cometa di puro male, avvolgendola nelle tenebre senza dargli il tempo di agire. Un dolore lancinante gli ha trapassato la gamba; disorientata, dolorante e ferita alla coscia da una freccia, ha sentito dopo qualche secondo una lama posarsi sulla sua gola, il corpo snello e sinuoso di una donna spingergli contro la schiena, una mano forte serrargli la spalla ed una voce calma intimargli di consegnare lo zaino.

La ragazza dal corpo freddo gli ha “concesso” di guadagnarsi la vita vedendosela con il Troll che la stava inseguendo, dandogli la possibilità di salvarsi, a patto che collaborasse senza opporre resistenza. Non potendo far altro che obbedire, Lutholinnad ha consegnato le sue cose. La straniera soddisfatta, dopo aver frugato per qualche istante nello zaino, disse di aver trovato ciò che “La sua Madre stava cercando” ha dunque girato sui tacchi e si è dileguata senza lasciare tracce nella neve. A questo punto Lutholinnad, trascinandosi fuori dal’area di oscurità che l’ha inghiottita, è riuscita a dileguarsi e tornare dai compagni.

Incalzata dalle domande dei compagni l’Elfa può solo confermare che le loro preoccupazioni sono fondate: la straniera gli ha sottratto il Diario di Valglin.

Ma ora non c’è molto tempo per le recriminazioni, poiché Borin reclama la sua vendetta.

Lutholinnad, forse ancora sconvolta, delusa e visibilmente fuori di sé, é stufa e scocciata dai mille tentennamenti dei compagni: non fanno altro che parlare, parlare e ancora parlare. Sguainata la Lama dei Tumuli si lancia a grandi passi verso l’imbocco della grotta, dove il Troll ancora si prende gioco di loro per attirarli in trappola. Con incoscienza si getta all’attacco, ma il coraggio e la sfrontatezza non vengono premiati, poiché il colpo da lei vibrato è debole e non sortisce alcun effetto contro la mole della bestia che gli si para dinnanzi, mentre quello che riceve in ricambio dal Troll è sconvolgente; senza troppi complimenti una randellata le fracassa il cranio e la spedisce a terra in un oblio senza fine.

I compagni si affrettano a soccorrerla, ma non c’è nulla che possano fare nell’immediato, le sue condizioni sono gravissime ma stabili, così decidono di addentrarsi nella grotta. Numerose voragini si aprono scure e minacciose sul pavimento, rocce e nicchie offrono nascondigli ideali per agguati, mentre i rantoli profondi del Troll si odono in lontananza.

Famosi per le loro trappole e le loro strategie subdole, i Troll sono nemici poderosi ed astuti, sarebbe una grossa ingenuità sottovalutarli.

Imboccato uno stretto cunicolo leggermente in salita, Aelfwyne, Morwen e Borin odono d’improvviso un rombo avanzare dall’oscurità verso di loro. I primi due hanno la prontezza di riflessi di intuire il pericolo, indietreggiare e gettarsi di lato mentre un enorme massa rotola verso di loro. Borin scivola sul terreno viscido ed il tentativo disperato di Morwen di strattonarlo via purtroppo fallisce: il nano è investito in pieno da un masso rotolante ed il suo cranio non resiste all’impatto. Il nano crolla a terra con la testa spaccata, il suo battito rallenta velocemente mentre la sua anima abbandona Arda. Purtroppo il suo destino è lo stesso del compagno Glorin.

Morwen adagia delicatamente il corpo di Borin in un angolo appartato, recitando tristi parole di cordoglio e reverenza, ma decisa a portare avanti con ancora più veemenza questo compito. Il bilancio di morti e caduti si fa via via più pesante e le speranze di vittoria si assottigliano come il burro spalmato su troppo pane.

Il Troll li sta attendendo poco più avanti per un’imboscata e dopo qualche schermaglia verbale, il gruppo rompe gli indugi e si getta all’attacco della bestia. Questo si mostra infine in tutta la sua mole sbalorditiva, la forza sproporzionata ed i suoi 4 metri di altezza: il Troll mena fendenti con un tronco di albero come se fosse un fuscello.

Un Muro di Acqua lanciato all’ultimo istante utile da Yus’ath impedisce al Troll di schiantare l’haradrim stesso con il suo randello improvvisato, mentre una freccia lanciata da Vuduin gli infligge una profonda ferita, Morwen ed Aelfwyne lo ingaggiano in un serrato corpo a corpo.

Il vagabondo è accerchiato, così decide di caricare a testa bassa davanti a sé dove Morwen e Vuduin sono pericolosamente posizionati vicino ad una profonda voragine. Per loro non c’è scampo, poiché la forza inarrestabile della creatura li travolge e spinge Vuduin giù in una caduta libera per più di 20 metri, mentre Morwen riesce a resistere giust’appunto sul ciglio del crepaccio.

Aelfwyne ha ora la ghiotta occasione di assestare qualche fendente alle spalle, ma il Troll si rivolta verso di lui, menando fendenti con le zampe artigliate. Sono due colpi terribili poiché il primo gli lacera le carni del petto, mentre il secondo lo investe in pieno volto strappandogli via un occhio. Accecato da una maschera di sangue e stordito, il guerriero è ora alla mercé del nemico. Colpi distanti provengono dalla magia di Yus’ath, che lancia dardi incantati di acqua, seguiti da lampi di energia pura che scaturiscono dal cubo che stringe nella mano. L’elettricità, amplificata e combinata con l’acqua che inzuppa il Troll, scuote ed indebolisce visibilmente la creatura, che però ancora combatte senza segni di cedimento alcuno.

Morwen a questo punto imprime una svolta decisiva allo scontro, poiché il suo incantesimo di Pacificazione riesce a fare presa e placare l’ira omicida del Troll, il quale si ritira verso il fondo della tana per difendere ciò che più gli è caro: l’ultimo dei tre forzieri rimasto in suo possesso. Si para di fronte a esso facendo scudo con la sua mole, vibrando minacciose zampate davanti a lui, ringhiando contro gli intrusi, mentre trascina i suoi preziosi gingilli sempre più in fondo alla caverna.

Non può però fuggire all’infinito, giacché ormai è accerchiato e con le spalle al muro.

Dopo un’ultima strenua resistenza il Troll è definitivamente abbattuto da una dardo di energia lanciato dal nero cubo di Yus’ath che gli frigge la testa e lo schianta definitivamente al suolo.

Aelfwyne ancora in piedi, spalanca il forziere con le ultime energie rimaste: qui vi trovano 175 MO, 110 MA, 2500 MB, 26 Gemme, un mazzafrusto magico ed una pozione dai colori cangianti.

Ma non c’è molto per cui festeggiare….

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